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Vita di Giovanni Boccaccio
Boccacio Giovanni (Firenze 1313 - Certaldo, 1375). Figlio illegittimo di un facoltoso mercante, Boccaccio si dedicò inizialmente alla pratica mercantile e si recò a Napoli, ma ben presto si rivolse agli studi, favorito dall'ambiente culturalmente molto vivace della corte angioina. Nel periodo napoletano il poeta compose diverse opere in prosa e in versi, influenzate dall'ambiente cortese e dalle sue esperienze personali: il romanzo in prosa Filocolo e i poemetti in ottave Filostrato, largamente influenzati dalla letteratura erotico-cavalleresca francese, e Teseida. Nel 1340 tornò a Firenze suo malgrado, richiamato dal padre che si trovava in forti difficoltà economiche. Qui scrisse il Ninfale di Ameto, romanzo misto di prosa e versi, l'Elegia di Madonna Fiammetta, romanzo in prosa, il Ninfale fiesolano, poemetto in ottave e l'Amorosa visione, poemetto allegorico in terzine. Dopo brevi soggiorni nelle varie corti del nord Italia, si stabilì nuovamente a Firenze dove, durante la peste del 1348, scrisse il suo capolavoro, il Decameron, ambientato proprio nella Firenze della Peste. La più importante opera successiva al Decameron, negli ultimi anni della sua vita, è il Corbaccio, un'aspra critica alle donne in prosa volgare, costruito sul modello dantesco della visione.
Le opere:

* opera giovanile: le Rime
* opera giovanile: l'Elegia di Costanza
* 1334 ca.: la Caccia di Diana
* 1335-40: Filostrato
* 1339-41: Teseida delle nozze in Emilia
* 1336-38: Filocolo

* Periodo fiorentino: 1341-42: il Ninfale di Ameto, l'Elegia di Madonna Fiammetta, il Ninfale fiesolano
* 1342: l'Amorosa visione
* 1348-52: il Decameron
* 1354-55: il Corbaccio

Il pensiero
Non ci sono aspetti della vita che il Boccaccio trascuri: a volte li descrive con azioni dettate dall’intelligenza e dalla nobiltà d’animo, a volte sorridendo con ironia dei vizi e della stupidità umana, alla luce di una maturità conquistata dopo le ricche ma anche disordinate esperienze giovanili a Napoli e dopo il crollo della fortuna familiare.
la rappresentazione della vita riflette gli ideali e gli atteggiamenti della classe mercantile, fulcro della società trecentesca, di cui il Boccaccio diventa l’interprete mettendone in risalto il senso pratico, lo spirito d’avventura e la scaltrezza che qualche volta sfocia nella più disinvolta disonestà come nella novella di Ser Ciappelletto.
L’osservazione della vita nelle novelle del Decameron ci ha fatto capire che sono due gli aspetti principali: l’intellegenza e l’amore. L’uomo insegue i suoi obiettivi, giusti o ingiusti, utilizzando l’intelligenza. Anche l’amore è trattato dal Boccaccio in tutte le sue possibili manifestazioni: amore cavalleresco, amore-passione che sfocia nella traagedia, amore sensuale e amore volgare.
Per queste caratteristiche il Boccaccio è il fondatore del realismo nella narrazione.
Il linguaggio del Decameron è molto simile al latino per i lunghi periodi degli intervalli narrativi e per gli interventi di personaggi di alta condizione sociale e di elevata cultura.
Boccaccio fu grandissimo ammiratore, oltre che di Petrarca, anche di Dante: da questo interesse lo portò a trascrivere alcuni brani delle Divina Commedia.

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