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Giovanni Boccaccio

Giovanni Boccaccio nasce nel 1313 a Certaldo o a Firenze. Figlio illegittimo di un mercante, riconosciuto dal padre viene avviato agli studi apprendendo il culto di Dante e poi avviato alla mercatura. Segue il padre in diversi viaggi di lavoro e si stabilisce a Napoli e impara a conoscere la vita di questa città (spesso descritta nelle sue opere). Ma non essendo portato per questo tipo di lavoro, il padre lo indirizza agli studi di diritto canonico, ma presto comincia a frequentare la corte angioina e a occuparsi di letteratura, scrivendo sia in latino, ma soprattutto in volgare. Rientrato a Firenze si inserisce nella vita culturale cittadina e compone diverse opere: la commedia delle ninfe e l’amorosa visione. Nel 1349 inizia a scrivere il Decameron e nel 1350 conosce Petrarca (che lo porterà ad avere maggiori interessi umanistici). Nonostante il comune di Firenze gli affidi incarichi prestigiosi torna a stabilirsi a Napoli. Per un colpo di stato tra il 1360/61 essendo sospettato poiché coinvolti parecchi suoi amici, è costretto a ritirarsi a Certaldo. Rincontra Petrarca e continua nella stesura di parecchie opere in latino. Dopo aver ripreso posto nella repubblica fiorentina inizia una serie di viaggi, cura un’edizione delle opere di Dante e la sua salute peggiora. Accetta l’incarico di commentare in pubblico le opere di Dante ma è costretto a sospendere e il 21 Dicembre 1375 muore a Certaldo.
Per Boccaccio esistono 3 livelli letterari:
* Tragico-epico;
* Mezzano: caratterizzato dalla materia amorosa e dal destinatario femminile;
* Fabuloso: semplice, per le leggende e le favole.
Il 2° è il genere che utilizza nel Decameron proprio perché la funzione principale dell’opera è quella di dilettare le donne e istruirle.
Il linguaggio è spesso vicino alla lingua parlata, non manca la caratterizzazione geolinguistica, quindi sono presentati altri dialetti.

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Il Decameron

Tra il 1349 e il 1351 inizia la stesura dell’opera più famosa di Boccaccio. L’obiettivo principale è quello di aiutare le donne. Nel Proemio il poeta si rivolge alle donne per dedicare loro l’opera. Dopo questo l’opera di suddivide in 10 giornate, in ogni giornata ognuno dei 10 novellatori inizia la propria novella. All’inizio di ogni giornata o novella vi è una rubrica o titolo che ne sintetizza il contenuto. Il narratore principale, ovvero Boccaccio costituisce la Super-cornice, egli parla direttamente solo nel proemio e nell’introduzione alla quarta giornata. I narratori secondari ovvero i 10 novellatori, costituiscono la Cornice che ha funzione di collegamento tra una novella e l’altra. È nel proemio che viene presentata la vicenda che ha permesso ai 10 giovani d’incontrarsi: i 10 decidono di passare un po’ di giorni fuori dalla città dove impazza la peste. La decisione è di sette donne incontratesi nella chiesa di S.Maria Novella, Pampinea, Ellissa, Lauretta, Neifile, Fiammetta, Filomena e Emilia a cui si aggiungono tre amici Panfilo, Filostrato e Dioneo. I ragazzi appartengono all’agiata borghesia cittadina. Un mercoledì si recano a 3km dalla città in un bel palazzo da cui si sposteranno la domenica dopo essere arrivati, e rimangono fuori città per due settimane. Con loro portano qualche servitore, il venerdì e il sabato si riposano. Ogni giorno eleggono un re o una regina che decide l’organizzazione e il tema della giornata, da queste scelte solo Dioneo si sottrae che decide di avere un tema libero e di raccontare la sua novella sempre per ultimo.
I giornataRegina Pampineatema libero, motivo religioso dominante
II giornataRegina Filomenatema: il potere della fortuna con avventure a lieto fine
III giornataRegina Neifiletema: il potere dell'ingegno
IV giornata*Re Filostratotema: amori infelici
V giornataRegina Fiammettatema: amori felici
VI giornataRegina Ellissatema: l'efficacia motti di spirito e argute risposte
VII giornataRe Dioneotema: beffe ai mariti
VIII giornataRegina Laurettatema: altre beffe
IX giornataRegina Emiliatema libero motivo dominante la gioia di vivere
X giornataRe Panfilotema: esempi di liberalità e magnificenza

*nell’introduzione alla IV g. Boccaccio parlerà per difendersi dalle accuse di badar troppo alle donne nonostante l’età non più giovanile; è rivolta a coloro che ipocritamente censurano il decamerone, non ammettendo le pulsioni naturali, e cadendone vittime primarie. L’autore vuole, infatti, mettere al centro dell’opera ciò che è di solito oggetto di censura, il mondo comico del corpo e del sesso, e far trasparire la natura di ogni personaggio, diversa da quella descritta dalla società rigidamente classica.

L’organizzazione delle novelle non è casuale infatti da un esempio negativo si arriva ad uno positivo, in un certo senso Boccaccio vuole conferire all’opera una funzione educativa, assicurando una graduale evoluzione dei novellatori verso l’alto.
Da umanista affermato Boccaccio riesce a distinguere il passato dal presente, preferendo il presente e associandovi la Toscana, quasi unico spazio nel quale si svolgono le azioni, insieme al paesaggio mediterraneo. I personaggi appartengono a differenti classi sociali, ma spesso si assiste ad un ribaltamento della situazione (già visto in letteratura latina con Plauto), per il quale l’esponente di una classe sociale minore riesce a farsi beffa del padrone. In ogni personaggio incidono la fortuna e l’ingegno che giustamente equilibrati dalla natura del personaggio stesso ne definiscono le caratteristiche. La presenza prevalente è di personaggi appartenenti alla classe borghese mercantile o cortigiana, proprio perché l’autore vuole conciliare le sue due principali esperienze di vita la giovinezza cortigiana a Napoli e l’infanzia e la maturità fiorentina come aiutante del padre.

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