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Nell’inverno tra il 1430 e il 1431 Boccaccio deve tornare malvolentieri a Firenze, assieme alla famiglia, dove nel 1348 affronterà l’anno della peste; proprio nel 1348 viene ambientato il Decameron.
Durante il periodo fiorentino scrive:
- La commedia delle ninfe fiorentine, romanzo pastorale in prosa e in versi che tratta dell’amore del pastore Amleto per la ninfa Lia;
- L’amorosa visione, poema allegorico – didattico in terzine dantesche , diviso in cinquanta canti, nei quali Fiammetta guida l’autore verso la salvezza;
- L’elegia di madonna Fiammetta, romanzo- confessione in prosa , raccontato secondo la prospettiva femminile, nel quale Fiammetta, amata e celebrata da Boccaccio si rivolge alle donne innamorate per raccontare loro il proprio dramma: l’esistenza reale di Fiammetta è incerta poichè molti ritengono che sia solo un espediente letterario per competere “Alla pari” con Dante e Petrarca.

- Il ninfale fiesolano, poema in ottave che declama le origini di Fiesole e di Firenze, fondate dai discendenti del pastore Africo e della ninfa Mensola, i due protagonisti di tutta l’opera.
Nel 1349 Boccaccio inizia a dedicarsi alla stesura del Decameron, rivolto ad un pubblico borghese ed elevato. Nel 1350 Boccaccio conosce e instaura una corrispondenza con Petrarca, la quale amicizia svolgerà un ruolo chiave nel preumanesimo italiano.
La sua fama letteraria aumenta e nel 1351 Boccaccio inizia a ricevere incarichi importanti dal comune di Firenze. Durante la permanenza nella città spera di tornare a Napoli, dove si reca nel 1355, ma nonostante non venga nominato segretario regio il viaggio gli serve per visitare la biblioteca di Montecassino, trascrivendo alcuni codici e scrivendo opere in latino e il trattatello in laude di Dante il volgare. A causa di un colpo di stato falli tra il 1360 e il 1361, Boccaccio, il quale era amico di molti rivoluzionari è esonerato da incarichi pubblici e viene messo nelle condizioni di ritirarsi a Certaldo. Nel 1360 intraprende i voti ecclesiastici e vivendo una crisi spirituale si allontana dalla mondanità per dedicarsi allo studio delle opere classiche e alla trascrizione di alcuni codici antichi. Nel 1363 inizia a delineare il Corbaccio, l’opera risulta un cambio radicale nel rapporto con le donne, passando dalla filologia alla misoginia, quindi all’amore e all’odio verso l’intero genere femminile.
Il titolo richiama il malaugurio, riferito sia al corvo sia alla protagonista dell’opera , una signora vedova che porta sfortuna a tutti coloro che la incontrino. Gli ideali umanistici e la crisi religiosa ribadiscono il disprezzo per la vita mondana , che non è un ritorno al passato attraverso il moralismo, ma una forma di “ascetismo” letteraria e umanistica che tende a elevare l’uomo attraverso la meditazione, il distacco dal modo e il culto della letteratura. La situazione politica fiorentina subisce un mutamento, Boccaccio e i suoi compagni tornano in città e lo scrittore riceve nuovamente incarichi dal comune. Nel 1356 si reca da Urbano 5° ad Avignone per farlo tornare a Roma, nel 1368 incontra Petrarca a Padova e nel 1370 trascrive il Decameron in codice autografo. Nonostante le precarie condizioni di salute accetta dal comune di Firenze di leggere e commentare la commedia di Dante nella chiesa di Santo Stefano di Badia. Da qui alla morte si dedica alla stesura della “Genealoga deorum gentili”, trattato mistico- mitologico. Muore a Certaldo il 21 Dicembre 1375.

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