blakman di blakman
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Testo

O santa Dea, che dagli antiqui nostri
debitamente sei detta triforme;
ch'in cielo, in terra e ne l'inferno mostri
l'alta bellezza tua sotto più forme,
e ne le selve, di fere e di mostri
vai cacciatrice seguitando l'orme.
Mostrami ove il mio re giaccia tra i tanti,
Che vivendo imitò i tuoi studi santi

La luna a quel pregar la nube aperse
O fosse caso o pur la tanta fede (...)

Le lacrime e i sospiri degli amanti
L’inutil tempo che si perde a giuoco
E l’ozio lungo d’uomini ignoranti
Vani disegni che non han mai loco
I vani desideri sono tanti
Che la più parte ingombran di quel loco:
cioè che in somma qua giù perdesti mai
la su salendo ritrovar potrai.

Commento

Il forte amore che Medoro prova verso il suo giovane e sfortunato principe vale più di tante parole e Cloridano, più maturo negli anni e piu razionale, deve cedere al desiderio dell'amico più per affetto verso il vino che non già per il defunto.
Si recano dunque nottetempo nell'accampamento di Re Carlo e cominciano a fare strage; strage notturna che ci riporta alla memoria quella compiuta dai due amici Eurialo e Niso, nei versi appassionati e commoventi dell'Eneide. Ma qui a narrare è l'Ariosto e l'atmosfera, seppure di grande tensione, si tinge di sfumature ironiche e capricciose. La grande e suggestiva poesia ritorna, però, quando il giovane Medoro in cerca del cadavere del suo re, chiede alla Luna di uscire dalle nubi e illuminare la notte.
L'epilogo triste e commovente è narrato in una poesia di incomparabile bellezza e tenerezza.

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