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Orlando Furioso - Pazzia di Orlando

Appunto contenente il riassunto del passo della follia di Orlando e il momento della sua perdita di senno

E io lo dico a Skuola.net
La pazzia di Orlando
Mentre Orlando sta affrontando in duello il saraceno Mandricardo, che lo aveva sfidato per vendicare l’uccisione del padre, il cavallo di quest’ultimo, imbizzarritosi, fugge nella foresta, costringendo Orlando ad inseguirlo per due giorni. Fino a quando giunge in uno splendido spiazzo (che diverrà travaglioso albergo e crudo, empio soggiorno) con fiori, alberi, sui quali vede incisi i nomi di Angelica e Medoro intrecciati insieme. Orlando cerca di ingannare sè stesso per non cadere nella disperazione: si sforza di credere che sia un’altra Angelica o che Medoro sia il soprannome datogli da lei.
Errando, in preda al rifiuto di accettare la realtà, giunge all’entrata della grotta, dove Medoro ha inciso l’epigramma del suo amore per Angelica: scritto in arabo, lingua che Orlando conosce; la legge più volte fino a crollare. Ritorna in sé e pensa che qualcuno vuole infamare Angelica, imitando bene la sua grafia.
Orlando giunge alla capanna del pastore che aveva ospitato Medoro ferito e Angelica, e anche qui le pareti erano piene di scritte. Il pastore, vedendolo triste, gli narra una bella storia d’amore, quella di Angelica e Medoro. A questo punto non è più possibile tenere lontana la verità e Orlando, raggiunta una parte di bosco solitaria, grida e urla, manifestando il suo dolore.
Tutta la notte cammina nel bosco e all’alba si ritrova all’epigramma di Medoro: sguaina la spada, taglia gli alberi, getta terra nella fonte, fino che, stanco e afflitto, cade sull’erba, dove rimane fermo senza cibo e dormire per 3 giorni. Il quarto giorno, agitato dalla pazzia, si leva l’armatura, e nudo comincia la sua furia distruttrice, i pastori che hanno sentito tutto vanno a vedere cosa è successo. Ma qui Ariosto interrompe la narrazione per non infastidire il lettore a causa della lunghezza.

Chi si accorge di essere immerso nell’amore, cerchi di non lasciarsi prendere totalmente, perché ciò porta alla pazzia in quanto l’amore è come una selva, in cui molti si perdono.

I pastori vedono Orlando furioso, cercano di fuggire, ma vengono brutalmente uccisi, così come le greggi e la gente che aveva cercato di fermarlo con armi per evitare che distruggesse le loro abitazioni.

La pazzia di Orlando, canto 23°, è l’episodio centrale del poema come suggerisce la sua collocazione a metà dell’opera.

Dopo l’interruzione della narrazione, Ariosto utilizza la similitudine dell’uccelo invischiato nella trappola che è ironica in quanto era utilizzata per l’amore cortese, ben diverso dalla follia di Orlando. Nelle Metamorfosi Ovidio descriveva Bacco punì le donne di Tracia che avevano ucciso Orfeo trasformandole in uccelli. Il tema della metamorfosi è caro all’Umanesimo che lo rappresentava con camaleonte, polipo o Proteo.
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