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Orlando furioso - Temi e analisi storica

Analisi della genesi del poema, le diverse redazioni, gli sviluppi, la lingua e le tematiche presenti

E io lo dico a Skuola.net
Orlando Furioso
Prima edizione del 1516. Nel 1517 è ancora insoddisfatto del risultato: revisione del tipo linguistico tenta di eliminare latinismi avvicinandosi al modello toscano. Nel 1521 seconda edizione: revisione anche strutturale (ampliamento dei canti e complessiva revisione linguistica). Ultima edizione del 1532 i canti diventano 46 (prima erano 40), adegua la lingua ai canoni classicistici. (Lungo, eterno lavoro di lima).

Il latino era una lingua utilizzata da una ristretta cerchia: la corte => esigenza del ritorno al volgare. Quale? Castiglione, Bembo, Macchiavelli, Trissino, chi proponeva la lingua papale, chi il toscano, chi il fiorentino e Bembo in particolare il fiorentino del trecento (Tetrarca per la poesia, Boccaccia per la prosa). Ha la meglio Bembo con la sua teoria, esistono così dei modelli a cui fare riferimento anche per l’italiano. La nostra lingua però si evolve in modo minore tendendo a cristallizzarsi: ha un registro limitato, un linguaggio indeterminato (solo il Pascoli tornerà a chiamare “le cose con il loro nome”).
Ariosto non è rigido nell’imitare i modelli. Il Furioso è la continuazione dell’Innamorato del Boiardo per questo motivo gli è permesso iniziare subito la storia evitando di dilungarsi negli antefatti.
Fonti: cantari (poemetti medievali: ciclo di Carlo Magno, Re Artù), Omero e Virgilio,l’Eneide in particolare. Il pubblico cui si rivolge è già in possesso di queste conoscenze.
Quest’opera tende a coinvolgere più l’intelligenza dell’emotività perché è una storia collocata lontano nel tempo di cui si conosce già tutto=> questo distacco dal mondo del lettore procura diletto perché priva il coinvolgimento della realtà presente.
Il titolo si modella sull’Orlando Innamorato. L’aggettivo furioso richiama una tragedia di Seneca (Ercules furens), Ercole ed Orlando hanno in comune la forza, sono entrambi eroi esemplari (moralità, saggezza, sobrietà) allo stesso tempo però appaiono come ossimori: l’attributo furioso nega infatti la razionalità di questi personaggi (sarebbe come dire Il Saggio Matto => Ossimoro). Tutto ciò contribuisce a rendere l’eroe più umano.
Per quanto riguarda la costruzione dell’intreccio bisogna constatare che il modo di trattare la storia è nuovissimo: tanti personaggi ognonu con una storia e ogni storia è intrecciata con le altre. Utilizza l’inchiesta: la ricerca continua di qualcuno o qualcosa, tutti cercano o sono ricercati; la prova di valore; il duello; l’intervento risolutore dell’eroe/cavaliere nei confronti del più debole, l’atto eroico che riporta la giustizia. Ciò che cambia sono i protagonisti: si genera una fitta rete di rimandi che danno al lettore delle costanti nel labirinto delle storie, dando corpo ai singoli episodi che presi a sé risulterebbero poveri.
Nel poema è assente una struttura lineare: le continue interruzioni e sovrapposizioni di storie mirano a dare l’idea di simultaneità (entrelacement).
L’Ariosto spesso interviene in prima persona all’inizio dei vari canti. Con la struttura labirintica del poema contrastano le “novelle”(narrazioni concluse delle storie di personaggi minori).
Il poema non ha un solo centro tematico;i temi sono vari. I principali: L’AMORE (corrisposto, non corrisposto, tradimento, lussuria), L’AMICIZIA, LA GUERRA; il tema FANTASTICO (incantesimi, cavalli alati); LA MAGIA (buona, cattiva).
I luoghi: al di là del nome del nome non hanno determinazioni concrete (Africa, Inghilterra, Parigi, isole, grotte, castello); il luogo fondamentale è la selva: luogo ameno ma anche luogo pauroso. Dentro questi luoghi così indeterminati si muovono i personaggi, senza logica, casualmente, secondo il capriccio del narratore. Una grande allegoria della vita. La sfiducia dell’Ariosto (non credente), il puro caso regola le vicende dell’uomo.
Anche il tempo non ha ordine logico: le vicende ci sembrano sempre tutte simultanee (non c’è un passato a cui rifarsi né un futuro a cui attaccarsi ma solo un presente in cui si vive casualmente).
Labirinto spaziale e labirinto temporale (simultaneità) sono le coordinate del mondo del Furioso.
I personaggi non hanno né spessore, né complessità, non esiste neppure un protagonista; l’A. non vuole creare figure autonome, ma che, di volta in volta, riflettano un aspetto tipico della natura umana. Questa semplificazione è compensata dai continui incontri-scontri con gli altri personaggi: l’elemnto dominante quindi è la dialettica tra i personaggi più che la loro caratterizzazione.
La FOLLIA e l’ERRARE sono due metafore della sua visione del mondo (sbagliare, vagare) il continuo ripetersi del vagare-errare degli eroi come loro azione predominante dietro le illusioni è in realtà la Follia. Orlando non è folle perché sradica gli alberi, è già folle quando lascia Parigi e suoi doveri di soldato per andare alla ricerca di Angelica ( l’AMORE è la vera follia: abbandona i suoi doveri per una donna).
Ariosto quindi ci dice che il confine tra follia e sensatezza è più labile di quanto si creda e l’amore è il momento in cui più si evidenzia il confondersi di ragione e follia, e il luogo deputato è la selva “ove la via_ conviene a forza a chi vive_ fallire”.
Si caratterizza per la varietà, per i continui mutamenti e per trovare unità e armonia in questo poema dobbiamo ricercarle nelle tecniche di cui l’autore si serve per assemblare le sue storie:
- arriva ad assemblare un materiale eccezionalmente eterogeneo
- la creazione di una struttura aperta senza un inizio né una fine
- una materia tanto varia è organizzata e amalgamata per mezzo di ripetizioni, parallelismi, contrapposizioni, ecc. il tutto conduce alla simultaneità e non allo sviluppo
- l’intreccio all’apparenza così dispersivo ha una sua ragion d’essere, un suo significato: rappresenta la follia della vita e per questo è messa in rilievo lòa figura del narratore che lo orienta e fa intendere la varietà come prospettiva di conoscenza e di analisi e non come disordine.
L’A. ricerca nella varietà l’armonia e l’unità.
Il tono medio del Furioso ha alla base la scelta di no adottare il linguaggio codificato del genere (epico), ma di tutta la tradizione letteraria, giungendo così alla varietà di intonazioni che è propria del suo stile. Nessun registro stilistico è mantenuto a lungo (una punta tragica stemperata dall’ironia). C’è varietà non solo nei termini ma anche nelle scelte linguistiche con esclusione soltanto dei due estremi (sublime e il troppo realistico). Le figure retoriche preferite sono l’ossimoro, l’antitesi (contrapposizione di termini di senso contrario: “non fronda verde ma di color fosco”), la dittologia (esprimere un concetto per mezzo di coppie di sinonimi: “solo e pensoso i più deserti campi”), l’enumerazione. Frequenti sono pure le citazioni (Dante, Tetrarca, Virgilio, Ovidio): i modelli però non sono più la meta bensì un percorso per arrivare alla meta, che non è l’imitazione ma la propria originalità. Il linguaggio dell’A. e perciò allusivo (moltiplicaione di significati); tende ad una rappresentazione visiva che coglie sia l’insieme che i particolari.
L’ottava si rifà ai cantari, al Boiardo e al Poliziano, ma è un solo spazio di 8 versi a differenza dei cantari ha struttura quadrimembre i primi sei versi hanno verso ascendente, gli ultimi due cadenze più riposate, oppure sono ironici, o in contrasto con gli altri sei, oppre il passaggio per la sequenza successiva (6+2 o 4+4).
Nella terza stesura vennero eliminati molti enjambement e quindi il verso ripecchia di + la struttura sintattica.
Il primo canto si caratterizza per la presenza del proemio: 4 ottave in cui viene esposto l’argomento (guerra, vicende di Orlando e di Ruggiero, capostipite della casata d’Este).
I primi 2 versi si rifanno a Virgilio (primo verso Eneide) (doppio chiasmo). Prima ottava: intonazione epica, un solo periodo (modello latino), il vero alla fine e il soggetto posposto, molti enjambements. Seconda ottava: invocazione alla sua donna che assorbe tutto di lui; mutamento stilistico rispetto alla prima (toni smorzati, andamento prosaico). Molti hanno visto in questo abbassamento di tono il distacco del poeta dalle cose narrate (ironia, estraniamento). La presenza del termine Matto che diventa parola chiave espone l’argomentoe la parola Matto è una parola comune dl linguaggio familiare. Terza e quarta ottave: motivo encomiastico (sviolinata al cardinale Ippolito) è contenuta l’affermazione della propria identità d’intellettuale (rapporto mecenate_padrone).
Concetto di pazzia: Orlando rappresenta l’ideale cortese e tende ad idealizzare anche la propria donna, non accetta la realtà=> non può che diventare matto (rovesciamento ironico dell’amor cortese: l’amore e la fedeltà non nobilitano ma degradano). All’amor cortese e alle virtù cavalleresche che sono i fondamenti della società cortigiana contrappone l’amore coniugale più modesto e più razionale. L’amore porta alla pazzia, degrado.
Il concetto dell’inchiesta: tutti cercano qualcosa. Il motore di tutto il poema è la fuga di Angelica. Inchieste incessanti, continue ma sempre fallimentari; il compimento del proposito è sempre differito nel tempo.
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