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Canto XXIII

100. il cavallo che si era cacciato nel bosco andò alla ricerca del saraceno(mandricardo), ma non è riuscito nell’ intento, non lo trovò. giunge a un fiumicello nelle sue sponde fioriva un prato abbellito dalla natura di fiori e adorno di alberi.
101. il caldo del mezzogiorno rendeva gradita la frescura dell’ombra alle bestie resistenti e ai pastori svestiti, cosicchè orlando non provava alcun fastidio per il fresco anche se aveva la corazza, l’elmo e lo scudo. in questo luogo egli entrò per riposarsi e vi trovò una dimora dolorosa e crudele e un soggiorno più che mai funesto in quel giorno infelice e sfortunato.
102. lo sguardo, che dapprima si volge intorno, vede incisi sui tronchi degli alberi. gli occhi gli rimangono fissi perché vede scritto qualcosa e riconosce che è stato scritto da Angelica(riconosce la scrittura). era uno di quei luoghi già descritti dove veniva spesso con medoro.
103. I nomi di angelica e medoro sono stati scritti intrecciati insieme. orlando li vede ovunque e ognuna di queste parole gli ferisce il cuore. prima cerca col pensiero 1000 ragioni per credere che non sia vero. si sforza di credere che sia un’altra angelica. fa un penoso tentativo di ingannare se stesso per non cadere nella disperazione, e si sforza di credere che sia un’altra angelica o che medoro è il soprannome dato a orlando da angelica.
104. Poi dice:”conosco questa grafia, ne ho viste tante simili, ho letto spesso questi caratteri arabici. si illude che medoro sia un soprannome che angelica ha messo a lui”. con queste opinioni lontane dalla realtà ingannando se stesso resta in questa speranza.
105-110. Errando in preda al rifiuto di accettare la realtà orlando giunge all’entrata della grotta dove medoro aveva inciso l’epigramma inneggiante al suo amore felice per angelica. era scritto in arabo, lingua che orlando conosce. il paladino rimase annichilito.
111. tre, quattro, sei volte lesse quell’infelice scritta e cercò invano ciò che vi fosse scritto e sempre lo vedeva più chiaro e ogni volta gli si stringeva il cuore che sente stretto in un morso di gelo. infine crollò totalmente, rimase con la mente e gli occhi fissi nel sasso come pietrificato.
112. fu sul punto di perdere la ragione. si lasciò andare completamente in preda al dolore. credete a chi l’ha già provato questa esperienza di più di tutti gli altri. gli è caduto il mondo, la fronte è china. è totalmente oppresso dal dolore che non potè abbandonarsi. non potè lamentarsi e mettersi a piangere.
113. rimane dentro il dolore. è un dolore così grande che non riesce ad uscire. vuole uscire con troppa fretta e non riesce a uscire. così come se viene capovolto il vaso con l’acqua che a stento esce dalla bocca del vaso troppo stretta.
114. ritorna in sé e pensa che quel che ha visto è falso e che qualcuno vuole infamare angelica, qualcuno vuole gravarlo di un peso di gelosia così insopportabile da morire e questo qualcuno ha imitato bene la grafia di angelica(si sta ancora ingannando)
115-116. Orlando, apatico e melanconico, giunge alla capanna del pastore che aveva ospitato medoro ferito e la bella angelica. qui cerca di riposarsi ma le scritte di cui erano piene le pareti, gli impediscono di trovar quiete.
117-119. Il pastore lo vede giù di morale e gli narra una bella storia d’amore (quella di angelica e medoro).
120-123. A questo punto non è più possibile tenere lontana la verità. lasciato solo orlando dà sfogo al suo disperato dolore e nell’impossibilità di addormentarsi tormentato com’è dall’assillante e dolorosa gelosia non può più a lungo rimanere in quella casa.
124. Il pastore gli cadde in odio per la storia che gli raccontò. non aspetta il sorgere del sole per andarsene. prende l’armatura, il cavallo e esce nel bosco nella parte più folta, più solitaria e meno visibile. quando si accorse di essere solo grida e urla, manifestando il suo dolore.
125-128. Il paladino non sa darsi pace. Piange, parla con se stesso e si stupisce di avere così tante lacrime. disperato percorre a piedi le distanze immense, sovrappensiero, concentrato solo sul suo dolore. e così a poco a poco la sua mente si appanna.
129. tutta la notte cammina nel bosco e all’alba il suo destino l’ha riportato dove c’era l’epigramma di medoro e rivede le parole che gli recano offesa. in lui non restò odio, rabbia, ira furore e non indugiò più: sguainò la spada che diventa strumento di distruzione con cui il furore cerca un inutile sfogo.
130. taglia l’iscrizione e la roccia, fa volare tutto in cielo. infelice, taglia anche i tronchi sugli alberi. quel giorno ha fatto tutto questo così che quel luogo non dia frescura a nessun pastore e a nessun gregge. e quella fonte così limpida, da tanta ira non fu più al sicuro.
131. non smise di gettare nelle acque zolle di terra. cosìcchè intorbidì l’acqua con tutto ciò che gli capitava in mano. infine bagnato di sudore e ormai spento cade sul prato e sospira verso il cielo.
132. stanco e afflitto cadde sull’erba. rimane in silenzio con gli occhi al cielo, fermo senza cibo e dormire. sta lì per 3 giorni. il dolore però non cessò di crescere. finalmente lo portò fuori senno. il quarto giorno agitato dalla pazzia si stracciò di dosso l’armatura.
133. le armi erano sparse nel bosco, rimase nudo e incominciò la pazzia che non sarà mai più di questa.
134. ebbe così tanta rabbia e così tanta ira che rimase offuscato. non gli venne in mente di togliere la spada dalla mano. se non avesse perso il senno avrebbe fatto qualcosa di formidabile.
135. i pastori hanno sentito tutto e lasciano il gregge e vanno a vedere cosa è successo. tanta gente va a vedere cosa succede.

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