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LE DONNE, I CAVALLIER, L’ARME, GLI AMORI...

Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l'ire e i giovenil furori
d'Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

Dirò d'Orlando in un medesmo tratto
cosa non detta in prosa mai, né in rima:
che per amor venne in furore e matto,
d'uom che sì saggio era stimato prima;
se da colei che tal quasi m'ha fatto,
che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima,
me ne sarà però tanto concesso,
che mi basti a finir quanto ho promesso.

Piacciavi, generosa Erculea prole,
ornamento e splendor del secol nostro,
Ippolito, aggradir questo che vuole

e darvi sol può l'umil servo vostro.
Quel ch'io vi debbo, posso di parole
pagare in parte e d'opera d'inchiostro;
né che poco io vi dia da imputar sono,
che quanto io posso dar, tutto vi dono.

Voi sentirete fra i più degni eroi,
che nominar con laude m'apparecchio,
ricordar quel Ruggier, che fu di voi
e de' vostri avi illustri il ceppo vecchio.
L'alto valore e' chiari gesti suoi
vi farò udir, se voi mi date orecchio,
e vostri alti pensieri cedino un poco,
sì che tra lor miei versi abbiano loco.


Commento:
Le prime quattro ottave dell’Orlando furioso svolgono la funzione di proemio dell’intera opera. La proposizione inizia con un chiasmo, che sintetizza l’argomento del poema, mentre nei restanti sei versi si vede lo sfondo della guerra tra mori e cristiani.
L’invocazione è autoironica poiché è rivolta alla donna amata anziché alla musa, alla quale non chiede di ispirare i suoi versi, ma di attenuare la sua passione amorosa che rischia di renderlo folle come Orlando. Nella quarta ottava c'è il tema encomiastico con la dedica al cardinale Ippolito, unico mezzo per tutelare la paternità della propria opera, im cui Ariosto si definisce come colui che è disposto ad offrire solo opera d’inchiostro.

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