Ariosto - L'Orlando Furioso

L’opera è tutta scritta in ottave ed inizia con una rima alternata.
Nel medioevo l’uomo sacrifica tutti i suoi valori e principi per la religione. Con Ariosto, invece, si ha il trionfo degli ideali rinascimentali, in cui la concezione dell’amore è più mondana.
Ariosto dopo la stesura, cercò di correggere anche la lingua, perché egli originalmente aveva scritto l’opera in volgare (dialetto emiliano), ma cercando la perfezione, eliminò tutti i riferimenti a questo dialetto e lo convertì in quello toscano, non usando però quello del popolo, ma quello illustre, rifacendosi quindi alla cultura del 300.
Quest’opera ha come base una vicenda storica veramente accaduta: la lotta tra i cristiani (Carlo Magno) e gli arabi che stavano avanzando. Inoltre, Ariosto, per arricchire la storia, inserisce delle vicende che sono frutto della sua fantasia, tra cui ne troviamo molte che sviluppano il tema dell’amore.

Ariosto riprese l’opera laddove Boiardo l’aveva lasciata: Boiardo racconta la storia di Orlando, un conte, paladino di Carlo Magno che si innamorò di Angelica e approfondisce in questo amore; mentre Ariosto parla della pazzia di Orlando: questo diventa furioso quando Angelica non ricambia il suo amore, ed oltretutto si innamora di Medoro, un umile fante, che si era ferito in una battaglia ed ella lo curò (e si innamorò). Si pensava che le persone pazze (che avevano perso il senno) andava a finire in un’ampolla sulla luna. Allora Anfolso, l’uomo con il cavallo alato, va sulla luna e riprende la ragione di Orlando.
Medoro e il suo compagno Cloridano, seguirono il loro Re Dardinello per combattere contro la Francia. Durante uno scontro con i francesi, il re morì mentre Cloridano e Medoro fuggendo si salvarono. Medoro, che era il più giovane fra i due, convinse il compagno a recuperare la salma del re, ma mentre lo fanno, vengono sorpresi dai cristiani e Medoro, che portava in spalla il re, non riuscì a scappare e fu ferito. Angelica lo incontra e lo vuole curare, e mentre lo curava se ne innamorò.
La trama è un susseguirsi di storie, tanto che al lettore può apparire in disordine, ma è solo un’apparenza, in realtà tutta l’opera si svolge in due episodi importanti: la follia di Orlando e la guerra tra i saraceni e i cristiani.
In quest’opera, Ariosto, fonde i due cicli del medioevo:
il ciclo bretone, che narra delle vicende della tavola rotonda, in prediligeva l’avventura e l’amore;
il ciclo carolingio, che narra delle vicende eroiche di Carlo Magno.
Ariosto le amalgama con una prevalenza delle vicende amorose.
L’Orlando furioso è una lettura cortigiana (mecenatismo), e quindi all’inizio dell’opera, si trova come in tutte le opere del 500, il motivo encomiastico, cioè la dedica al sovrano che lo ha ospitato, questo lo porta ad inventare una vicenda che non è vera: fa risalire la stirpe degli Estensi a Ruggero, un eroe del passato.
Nel 1500 i poeti sono legati a degli schemi, e in quest’opera già dal primo canto ce se ne rende conto:
la protasi (o proposizione del tema) in cui si espone il contenuto di tutta l’opera;
l’invocazione alle muse (le dee ispiratrici della poesia) ma Ariosto invoca la sua donna (Alessandra) alla quale chiede di non farlo pazzo, come era capitato ad Orlando, e di concedergli quel tanto di ingegno per finire l’opera;
motivo encomiastico o dedica in cui esaltava le qualità del sovrano, non sempre in modo sincero.

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