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L'Orlando Furioso

L’Orlando furioso è un poema epico-cavalleresco in 46 canti in ottave, scritto nella lingua fiorentina di Dante, Petrarca e Boccaccio.
Il tono linguistico è privo di elementi bassi, ma anche di quelli aulici, latineggianti.
Orlando era uno dei paladini di Carlo Magno, già cantato nel poema epico medievale la Chanson de Roland (La Canzone di Orlando) e nel poema L’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo (1441-1494), conterraneo di Ariosto.
Lo stesso Ariosto presenta il suo poema come una “gionta”, cioè un’aggiunta e una
continuazione al poema di Boiardo che si era interrotto al canto IX, quando re Carlo Magno aveva consegnato Angelica al vecchio Namo di Baviera per custodirla fino a quando sarebbe stata data in premio al cavaliere distintosi nella guerra contro i Saraceni. Angelica era un personaggio inventato da Boiardo ed era immaginata figlia del re del Catai, regione che coincide con l’attuale Cina settentrionale.

Il poema di Ariosto si apre con la fuga della fanciulla, contesa da Orlando e Rinaldo, dalle tende cristiane dove era sorvegliata.
Sulle sue orme si lanciano i paladini innamorati.
L’aggettivo “furioso” presente nel titolo del poema allude alla pazzia d’amore che devasta Orlando quando scopre che Angelica si è innamorata di Medoro, guerriero saraceno.
Il senno abbandona Orlando e giunge nel cielo della Luna dove finiscono tutti gli oggetti perduti; sarà recuperato da Astolfo, figlio del re d’Inghilterra.
La pazzia di Orlando umanizza profondamente l’eroe: si tratta di un valoroso guerriero che soffre d’amore come tutti gli altri uomini i quali, anche se forti e coraggiosi, diventano inermi di fronte ad una forza irrazionale come la passione.
Ne "L’Orlando furioso" non esistono personaggi completamente buoni o completamente cattivi, ma tutti contengono una mescolanza di ragione e di sentimento, di bontà e di crudeltà.
L’elemento umano sfuma, però, nel fantastico poiché le vicende sono regolate non dalla logica, ma dal fato e da forze misteriose, incantesimi e magie; vi è, inoltre, spazio anche per scene ironiche.
Dio è lontano dal mondo dei cavalieri ariosteschi; non è negato, semplicemente è
assente.
Il poema mescola fantasia e realtà; Ariosto analizza molto bene l’animo umano e i sentimenti. Domina un tono sorridente, un atteggiamento indulgente riguardo ai vizi umani. E’ molto difficile riassumere la trama de L’Orlando furioso, in quanto non segue un ordine lineare; è, però, possibile rintracciare all’interno del poema tre filoni principali:
- epico. È costituito dalla guerra tra i Cristiani, guidati da Carlo Magno, e i Saraceni (o Mori) guidati da Agramante, re d’Africa.
I Saraceni assediano Parigi; l’esercito cristiano è in difficoltà perché molti guerrieri hanno disertato per inseguire la bella Angelica. Tra questi c’è Rinaldo che poi torna in battaglia e aiuta l’esercito a liberare la città dall’assedio.
I nemici si imbarcano per l’Africa, ma sono nuovamente battuti via mare. Il duello decisivo tra Cristiani e Saraceni vede la vittoria di Orlando.
- sentimentale. Questo filone è imperniato sulla figura di Orlando (il più valoroso cavaliere di Carlo Magno), innamorato di Angelica. Fugge per inseguirla; finisce prigioniero nel castello di Atlante dove tutto quello che si desidera scompare e riappare continuamente. Angelica arriverà al castello e libererà Orlando ed altri guerrieri grazie al suo anello fatato.
Orlando si dirige verso Parigi e in un bosco vede le iniziali di Angelica e Medoro (guerriero Saraceno che ha sposato Angelica) intagliate nei tronchi degli alberi e nelle pietre. Travolto dalla gelosia, Orlando distrugge la natura intorno a lui, cadendo svenuto. Il suo senno lo abbandona e finisce sulla Luna dove sarà recuperato dal paladino Astolfo, volando sull’ippogrifo (il cavallo alato). Orlando rinsavisce, torna in guerra e fa vincere l’esercito cristiano
- celebrativo. Il poema è un omaggio agli Estensi. Infatti, Ariosto fa discendere la stirpe estense da Ruggiero, guerriero saraceno (che ignora di essere nato da
genitori cristiani), e da Bradamante, guerriera cristiana che ottiene la conversione dello sposo nonostante il mago Atlante lo avesse tenuto lontano per impedire il compiersi del suo destino, cioè quello di diventare cristiano. Ruggiero viene fatto prigioniero e giunge sull’isola della maga Alcina dove dimentica tutto; rinsavisce grazie ad un’altra maga.
Sull’ippogrifo libera Angelica dall’orca Ebuda, ma non riesce ad impedire alla fanciulla di sottrargli l’anello magico.
Viene imprigionato nuovamente, insieme a Bradamante; è poi liberato da Astolfo.
Dopo la sconfitta dei Saraceni, è travolto da una tempesta, approda su uno scoglio dove viene battezzato da un eremita. Alla fine riesce a sposare Bradamante.
Tutto il poema è ricco di descrizioni, di interruzioni e digressioni; spesso la narrazione di un evento viene sospesa per passare ad un’altra storia.
La struttura è dunque aperta, con una molteplicità di nuclei narrativi (struttura “policentrica”).

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