Orlando furioso: molteplici temi, disegno unitario


La vicenda: È impossibile riassumere la trama del Furioso: basterà dire che, proponendosi come continuazione dell’Orlando innamorato di Boiardo, come quello procede lungo tre linee essenziali: la guerra tra Cristiani e Saraceni; l’amore di Orlando per Angelica, principessa del regno oriente dei Catai, e le molteplici avventure che il paladino incontra nel vano inseguimento della bella, finché “venne in furore e matto” scoprendo la felice unione di Angelica con un soldato saraceno; i contrasti d’amore tra Bradamante, guerriera cristiana sorella di Rinaldo e cugina di Orlando, e Ruggiero, cavaliere saraceno che nel corso della storia scoprirà la propria origine cristiana, tornerà alla vera fede e sposerà Bradamante ( da questa coppia discenderà la casata dei duchi d’Este; a questo tema si lega dunque il motivo encomiastico, omaggio dovuto da un poeta al suo signore e protettore).
Il gusto dell’avventura, del favoloso e del magico non impedisce ai personaggi di rappresentare sentimenti autentici e di essere portatori di valori (amore, amicizia, fedeltà, eroismo) e disvalori (ferocia, viltà, tradimento), senza alcuna distinzione tra campo cristiano e pagano. Più in generale, Ariosto dipinge un’infinita gamma di emozioni, sensazioni, desideri incessantemente trascolorati l’uno nell’altro, un’umanissima e variatissima antologia di condizioni umane in incessante movimento e mutamento.
L’ironia ariostesca: Ma nello stesso tempo le invenzioni fantastiche, gli interventi dell’autore, il gioco ritmico e linguistico sottolineano che si tratta di un’opera d’arte, cioè di una costruzione artificiosa. La famosa ironia ariostesca è appunto il modo garbato con cui Ariosto continuamente ricorda al lettore, attraverso abilissime pieghe del suo discorso, che il suo poema parla di un mondo immaginario, che non pretende di essere il mondo reale, ma che ha con esso interessanti rapporti di similitudine.
La varietà del poema, con le mille storie che si intrecciano e si disperdono, è la proiezione simbolica della vita stessa, e l’autore controlla la materia e ne tira le fila come un abilissimo regista: il rapporto tra l’autore e l’opera è simile a quello tra il Dio creatore e l’universo.
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