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Ariosto, Ludovico - L'Orlando Furioso (4)

Appunto di Italiano che descrive l'opera di Ludovico Ariosto, L'Orlando Furioso, con analisi della storia raccontata.

E io lo dico a Skuola.net
L'Orlando il Furioso

Nel 1505 Ariosto si dedicò alla composizione di un poema cavalleresco che chiamerà l'Orlando Furioso. Quest'opera non è altro che il continuo dell'Orlando Innamorato di Boiardo. Riprende, infatti, la narrazione esattamente dal punto in cui il poeta l'aveva interrotta. La prima edizione vide luce a Ferrara nel 1516. Successivamente ne uscì una seconda molto simile nel 1521 che prevedeva qualche accorgimento e revisione linguistica. Infine insoddisfatto ne scrisse un'ultima edizione che uscì nel 1532. A differenza delle prime due nelle quali veniva utilizzata la lingua cortigiana dello stile Boiardesco, questa prevedeva la lingua dei canoni classicisti che era stata fissata da Bembo in una sua opera: era una lingua pura e levigatissima che si rifaceva al fiorentino dei classici del '300.
Tra il 1518 e il 1519 scrisse i Cinque canti con l'intenzione di inserirli nella seconda edizione del poema, si rese conto però che l'introduzione del nuovo componimento avrebbe disfatto l'equilibrio compositivo dell'opera.
Ariosto riprende la materia cavalleresca che precedentemente ebbe un grande successo nel suolo italiano. Riuscì a mescolare nell'opera materia carolingia e materia bretone: per la prima i personaggi Carlo Magno, Orlando, Rinaldo, Astolfo, ne riprendono la tradizione; nella seconda invece troviamo aspetti fiabeschi e meravigliosi tipici della materia arturiana. Si aggiungono inoltre reminescenze della letteratura classica, di Virgilio, quali l'episodio di Cloridano e Medoro che è la ripresa di Eurialo e Niso nell'Eneide, di Ovidio e così tanti altri autori antichi. Sembra quasi , per via di tutti questi riferimenti ad altri autori antichi, che Ariosto sia privo di originalità. Ma il fatto è che le fonti sono solo spunti e quindi suggerimenti iniziali che poi Ariosto assimila secondo la sua visone.
Il pubblico al quale era rivolto l'opera era composto dai cortigiani e da persone colte ed era pensato come un'opera d'intrattenimento. Non è dedicato però solo alla cerchia ristretta dell'ambienta in cui l'opera era nata, come era solito fare, ma era proprio destinato a un pubblico nazionale, quindi formato dall'insieme delle persone colte di tutti i centri della penisola.
Caratteristica molto importante dell'Orlando è la particolare tipologia dell'intreccio, viene infatti utilizzato l'entrelacement, ossia il narratore porta avanti in parallelo il racconto di più vicende, conducendo numerosi fili narrativi ad intersecarsi tra di loro per poi dividersi nuovamente. Talvolta si possono anche trovare anticipazioni di eventi storici futuri. I tre filoni principali narrativi dell'opera sono: la guerra tra il re africano Agramente e Carlo Magno; l'amore infelice e folle del paladino Orlando per Angelica; l'amore tra Bradamante e Ruggero i progenitori della casata d'Este.
Chiave del poema è " l'inchiesta", ossia la continua, incessante e inconcludente ricerca di un oggetto del desiderio. Questo è vano, infatti delude sempre le attese e appaiano irraggiungibili. Venne mossa una critica riguardante " l'inchiesta ": l'oggetto del desiderio non è più legato alla religione ( come il Santo Graal ) ma assume un carattere del tutto laico e profano. La continua ricerca crea un movimento circolare che non ha mai una meta e ritorna sempre su se stesso.
Lo spazio dell'Orlando è vastissimo varia infatti dalla Francia alla penisola Iberica, all'Italia, al nord Europa, al vicino estremo oriente, all'Africa. A differenza della Divina Commedia dantesca che aveva una visione verticale e quindi dal basso verso l'alto, nell'Orlando è una spazio del tutto orizzontale: il movimento dei cavalieri avviene sul piano di una perfetta orizzontalità, nella dimensione puramente terrena. Anche il viaggio di Astolfo sulla Luna è giustificato dal fatto che questa è il complemento della Terra. Altro elemento caratterizzante dell'opera è la " Fortuna ". Ariosto in essa ha una visione più pessimistica rispetto a quella dell'umanesimo del '400. Lo scetticismo della società dell'epoca è un segno della crisi che sta travolgendo l'Italia.
Nell'Orlando Furioso il tempo non è lineare ma bensì labirintico: vi sono infatti molteplici fili narrativi che si intrecciano. Al disordine della materia fa da contrappunto l'ordine armonico della narrazione che compone le molteplici vicende in una struttura perfettamente organica e coerente. Vi è inoltre un senso simmetrico nello svolgersi delle storie.
Tutti i filoni narrativi principali arrivano comunque ad una conclusione. Infatti una volta arrivati al culmine della follia di Orlando il racconto si scioglie e prevalgono sequenze narrative lunghe e ininterrotte. Anche " l'inchiesta " muta carattere, non è più ricerca di un oggetto ma ricerca intellettuale.
Il poema è quindi un'approfondita riflessione etico-filosofica su tutta una serie di temi centrali della civiltà rinascimentale. Le avventure cavalleresche offrono al poeta un campo aperto e infinitamente disponibile per la sua riflessione etica. Nel poema si amalgamano così due componenti principali: l'abbandono al piacere del fantastico avventuroso e la riflessione concettuale.
Vi sono due procedimenti differenti: il primo è lo straniamento che guarda le vicende con occhio esterno, impedendone l'immedesimazione, per costringere anche il lettore a guardare le storie e i personaggi con distacco, assumendo un atteggiamento critico; il secondo è l'abbassamento: Ariosto abbassa la dignità di dame e cavalieri, esaltando i loro errori e portandoli a un livello familiare. Questo procedimento avviene o dal montaggio della scena o da paragoni e similitudini.
Per quanto riguarda i personaggi, vi sono quelli sublimi, quali Orlando e Isabella, ammirati dall'autore che ne indica anche i limiti, ossia l'incapacità di adattarsi al reale che li conduce alla follia o al fallimento. Vi sono anche quelli pragmatici, rappresentati da Mandricardo e Doralice. Questi non sono fedeli, ma rinunciando a quello che vogliono si adattano al mondo. Ariosto riconosce l'efficacia delle loro scelte pur guardandoli con ironia.
Si trovano anche due diverse prospettive: il pluralismo prospettico e la narrazione polifonica. La prima riguarda l'alternarsi dei diversi modi di giudicare un fatto o un comportamento senza mai imporre un giudizio definitivo. La seconda è il manifestarsi di varie voci narranti aventi diverse prospettive sul reale, senza l'intervento dell'autore a fissarne una privilegiata. La lingua si rifà ai canoni classici e risulta unitaria pur alternando termini aulici, comuni, colloquiali, costrutti eleganti e pedestri.
Utilizza l'ottava anche se tratta diversi temi e materie da fluidità di ritmo e scorrevolezza al contrario della ripetitività che possedevano i cantari.
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