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L’Orlando furioso, canto 12


Siamo all’inizio del poema, nei primi 12 canti si presentano i vari personaggi e le varie storie, dato che la trama è intricata.
Il protagonista è orlando, che sta inseguendo Angelica, di cui è innamorato, per tutto il mediterraneo, arrivando anche in Inghilterra. Alla fine giunge vicino ad un palazzo, il palazzo di Atlante, dove vede un cavaliere che ha rapito una donna, che sta urlando e chiede aiuto. Orlando riconosce la voce e si accorge che è la voce di angelica: ha trovato la donna che ama ma ella è in pericolo. Il cavaliere entra nel palazzo con la donna, e orlando lo segue.
Da strofa 10 (d’oro e di seta)
Orlando descrive il palazzo, di cui non si vedono le pareti perché coperte da tappeti; gli occhi di Orlando non si allietano perché non riesce a vedere Angelica, non la trova anche se l’ha vista entrare assieme al cavaliere.
Nella strofa 11 dice che mentre sta camminando nel castello INVANO, ad un certo punto scopre che nello stesso castello ci sono altri cavalieri, Ferraù (aveva vinto il duello per angelica) e Brandimarte, ed anche loro giravano a vuoto come lui.
Uno dei versi più famosi è ‘tutti cercando il van, tutti gli danno colpa di furto alcun che lor fatt’abbia...” dice che tutti cercano il vano. Ognuno di cavalieri cerca qualcosa: chi la donna, chi il cavallo, altri accusano il mago di qualsiasi altra cosa, e non sanno uscire da quella gabbia.
Ognuno vede entrare nel castello l’oggetto del proprio desiderio: è un castello magico. Nel castello però non c’è nulla, non era veritiero ciò che vedevano, era pura magia. Dice che ci sono state persone che sono rimaste nel castello per mesi: quando l’Orlando e gli altri cercano di uscire perché capiscono l’inganno, rivedono l’oggetto del proprio desiderio; per esempio l’Orlando, scoraggiato, dopo essere uscito dal castello vede Angelica affacciata ad una finestra che lo chiama.
Atlante fa questo perché Ruggero, cavaliere musulmano che poi dà vita alla dinastia Estense, nasce cristiano e viene cresciuto dal mago musulmano (Atlante). Il mago costruisce il palazzo per costringere Ruggero a stare lì a vita, perché non voleva che cadesse in guerra. Infine sarà Bradamante, con un anello magico, rompe l’inganno del castello, ma Ruggero le sfugge davanti poiché parte sul suo Ippogrifo.
Ariosto è molto pessimista riguardo la ricerca dell’oggetto del desiderio: sembra dirci che ognuno segue un sogno ma non si riesce a raggiungerlo. In realtà, Ariosto vuole dirci che noi immaginiamo i nostri desideri (Angelica=immagine della donna angelicata), non desideriamo delle cose. Angelica è donna umana, ma Orlando è innamorato della sua immagine. Ariosto ci dice quindi che noi immaginiamo quello che sarà il nostro desiderio, e quando lo raggiungiamo non ci soddisfa perché lo abbiamo idealizzato, la vita diventa inseguimento di immagini vane.
Ariosto, scrivendo del fatto che Orlando impazzisce quando si rende conto che l’oggetto del suo desiderio non è come l’idea che lui aveva di esso, ci suggerisce che bisogna vivere quello che si ha e non quello che si desiderare: quasi potrebbe adattarsi più a lui che a Petrarca il tema del Carpe Diem.
Dopo che Orlando ha scoperto di Angelica e Medoro, è impazzito, non riconosce Angelica anche se la incontra, poiché la sua idealizzazione era diversa rispetto a ciò che effettivamente era.
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