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Analisi del movimento circolare nel I canto del poema

Ogni personaggio citato nell' Orlando furioso, ma in particolare all'interno del I canto è alla ricerca di un oggetto o di una persona. Desiderandolo ardentemente, ogni personaggio, maggiore o minore che sia, compie numerose peripezie recandosi in tutte le regioni del mondo per cercare questo oggetto. Questa ricerca viene definita inchiesta. Il motivo dell’inchiesta si dichiara sin dall’apertura del poema, nel canto I, che è subito percorso dal movimento incessante di vari cavalieri nella selva. L’inchiesta inconcludente si traduce in un movimento circolare in quanto non trova mai una soluzione, ma ritorna sempre su se stesso, ad indicare il carattere ossessivamente ripetitivo della ricerca. Il movimento circolare trova espressione in una formula che compare di frequente nel poema, in varie forme, “ di qua di là”, “ di su di giù”, “or quinci or quindi”. Il moto circolare e l’azione ripetitiva rendono metaforicamente il senso della ricerca continua e inappagata. L’inseguire vanamente questi oggetti deludenti costituisce per i personaggi uno sviamento materiale o morale, meglio identificabile nella parola "errore". Difatti il viaggio di ogni essere umano viene definito "errare", girare a vuoto: questo sottolinea ancor di più il vagabondare all'interno di uno spazio labirintico dove spesso l'animo umano sbaglia e si smarrisce. Ma il movimento è circolare, poichè torna sempre tutto al punto di partenza e oltretutto è un movimento insensato, senza meta reale, perchè l’oggetto del desiderio sempre si dilegua, è irraggiungibile.

Come si è gia detto, già all'interno del I canto dell'Orlando furioso si possono evidenziare numerosi esempi di questo moto circolare:

Stanza I
Nella prima stanza viene descritto la prima parte del viaggio che Ortlando compie alla ricerca di Angelica: India, Media, Tartaria, Ponente, Pirenei.
stanza XIII: gli ultimi due versi contengono una delle formule fiusse con le quali spesso Ariosto indica l'errare senza meta, “di su di giù” e “tanto girò”, di Angelica a cavallo del palafreno.

Stanza XXIII
Negli ultimi due versi viene raccontato che Ferraù, dopo aver inseguito Angelica per la selva (nella quale entrambi si “perdono”), si ritrova nello stesso punto di partenza.

Stanza XXXII
Prima apparizione del cavallo Baiardo che, all'inizio del canto e cioè nella stanza XII, era scappato dalla mano ferma di Rinaldo, un altro paladino innamorato di Angelica.

Stanza LXXIII
Seconda apparizione del cavallo Baiardo.

Stanza LXXVII
Arrivo di Rinaldo già incontrato alla stanza XI alla ricerca di Baiardo, sempre rincorrendo il suo amato cavallo.

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