Daniele di Daniele
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vita e opere di Ludovico Ariosto

Ludovico Ariosto operò in ambito letterario nel corso del 1500. Il suo capolavoro letterario per eccellenza è senz'altro l'Orlando Furioso in cui si descrivono le vicende del paladino francese Orlando, innamorato della bella Angelica. Proviene da una famiglia nobile e lui operò in particolare modo presso gli Estensi di Ferrara a partire dall'anno 1517. Egli dedicò la sua vita completamente all'attività letteraria, dedicandosi anche alla messa in scena di commedie di antichi autori latini come per esempio Plauto e Terenzio.

Indice

Vita e opere di Ludovico Ariosto - Versione alternativa 1
Vita di Ludovico Ariosto - Versione alternativa 2

Biografia di Ariosto - Versione alternativa 3
Vita di Ariosto, riassunto - Versione alternativa 4
Vita e poetica di Ludovico Ariosto - Versione alternativa 5
Vita e opere di Ariosto, sintesi - Versione alternativa 6
Pensiero e poetica di Ariosto - Versione alternativa 7
Ariosto e Tasso

Vita e opere di Ludovico Ariosto

VITA: Reggio Emilia, 1474. Il padre è al servizio degli Estensi di Reggio. La madre è una donna nobile. Stabilitosi definitivamente a Ferrara con la famiglia compie i primi studi umanistici e intrattiene fervidi rapporti con gli intellettuali ferraresi del tempo (Pietro Bembo). Tranquillo, sereno e amante dello studio deve però abbandonarlo dopo la morte del padre per mettersi al servizio degli Estensi e provvedere alla famiglia. Ippolito d’Este lo costringe ad effettuare numerosissimi viaggi per lui noiosi e affatto gratificanti. A fine servizio si innamora Alessandra Benucci, una donna rimasta vedova da qualche tempo; il papa ostacola le loro nozze ma loro si sposano segretamente. 1516, Ferrara: 1° edizione dell’Orlando Furioso. 1517: il rifiuto di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria provoca la rottura fra i due e A. entra nella corte di Alfonso D’Este. La posizione degli Estensi in questo periodo inizia a vacillare: ad A. viene smezzato lo stipendio e viene nominato Commissario ducale in Garfagnana. Ariosto mostra un notevole equilibrio politico e uno spiccato senso della giustizia. Dopo esser rientrato a Ferrara, si dedicò completamente all’attività letteraria e revisionò le sue opere (2° e 3° edizione dell’ O.F.), dedicandosi inoltre alla messa in scena delle commedie di Terenzio e Plauto. Muore nel 1533.

NOVITA’: Ariosto appare come l’incarnazione più genuina dello spirito del Rinascimento. Ricerca la libertà, è interprete di un nuovo tipo di spirito, quello laico. Dice no ai dogmi. La Corte del 500 è l’ambiente ideale per una produzione letteraria come quella di A. poiché era formata da cavalieri, cortigiani e borghesi. Autore lontano da pose letterarie e autocelebrative, lontano dagli encomi e molto realista: non si illude circa il potere e la fama degli intellettuali. La scrittura nel 500 assume il valore di mondano strumento di autodifesa o di arma d’attacco. Rappresenta, inoltre, nel suo grado più elevato, il tentativo di mettere ordine in una realtà complessa e ambivalente. Tuttavia anche la scrittura e i suoi valori sono sottoposti alle leggi della relatività generale, e da qui nascono il distacco e l’ironia che dominano lo stile di Ariosto. L’abilita dell’A. risiede nel saper costruire un’opera che nelle sue parti risponda alle regole del modello.

LA LIRICA: La produzione lirica di A. può essere divisa in 2 sezioni: latino (importanza quasi solamente documentaria), volgare (alto livello di decoro, risultati intensi e originali). Il modello è Petrarca (sebbene A. non le raccolse in modo organico come lui) – del quale A. si innamorò grazie a Bembo -, l’atmosfera e i temi sono stilnovisti e cortese. Costante il riferimento ai classici greci e latini (ma anche alla lirica 400esca), cosa che lo differenzia da Petrarca e dai Petrarchisti.

LE SATIRE: 7 e scritte in volgare. Son rivolte a personaggi reali (A. immagina di colloquiare con essi: struttura dialogica) e traggono evento da eventi autobiografici. Rispondono all’esigenza di A. di difendersi o affermare il proprio punto di vista. Sono piene di proverbi, personaggi secondari, battute. La satira Ariostesca prevede uno sviluppo narrativo e una struttura discorsiva molto lontani dalla “purezza” della lirica. Il suo modello principale è Orazio. La satira di A. è molto leggera, quasi “del sorriso” (ricorre infatti alla terzina dantesca ma utilizza una colloquialità diretta e priva di austerità) . Autobiografismo sublime e non idealizzato.

LE COMMEDIE: A. può considerarsi come l’inventore della commedia regolare (con sceneggiatura). Ne scrisse 6 in volgare. I modelli sono Plauto e Terenzio. Non c’è molta originalità, i nomi sono persino uguali ma è riconoscibile sullo sfondo una nuova società.
“CASSARIA” Scritta in prosa. mostra la fedeltà al modello latino. Vi è un continuo vorticare dei personaggi, rovesciamenti di situazioni etc. Narra del recupero –da parte dei fidanzati- di due giovani rapite e trattenute come schiave da un ruffiano.

“SUPPOSITI” Scritta in prosa. mostra una serie rocambolesca di scambi di persona che avviene proprio in quel di Ferrara.
“LENA” Scritta in endecasillabo sdrucciolo. Commedia più riuscita. Lena, vecchia ruffiana animata dal disprezzo dei valori positivi appare interessata solo al danaro e ai beni materiali. E’ sposata e ha un amante (Fazio). Concede –per denaro- ad un ragazzo (Flavio) di vedersi con Lavinia (figlia di Fazio). Fazio li sorprende insieme e dà in escandescenze. Alla fine si sposano e tutto si risolve. Il cinismo di Lena diviene il mezzo per realizzare il lieto fine. (CFR. Decameron!)

L’ORLANDO FURIOSO: L'Orlando Furioso è un poema cavalleresco dedicato ad Ippolito d'Este (evidente dunque l’intento encomiastico che ci riporta a Virgilio). Fu iniziato tra il 1502 e il 1503 e pubblicato a Venezia il 1516 in 40 canti, Nel 1521 usci una seconda edizione migliorata nella lingua e nello stile e nel 1532 la terza e definitiva in 46 canti. Le fonti dell'opera sono: l' "Orlando innamorato" del Boiardo (di cui si riprendono i personaggi principali e gli antefatti), il "Morgante" del Pulci, i romanzi bretoni,l' "Odissea", l' "Eneide", le "Metamorfosi" di Ovidio, la "Tebaide" di Stazio, l’”Hercules Furens” di Seneca. Anche il titolo è un omaggio al poema boiardesco. Da innamorato -> furioso. E’ tipico di A. riprendere e sviluppare i suggerimenti di Boiardo ridicolizzandoli e facendone oggetto di riflessione.

La trama dell' opera è ricchissima di episodi, neppure sempre integralmente esposti nel medesimo luogo, ma spesso interrotti e ripresi varie volte. E' possibile invece distinguere tre motivi fondamentali cui assegnare di volta in volta i singoli episodi: il motivo erotico (l' amore di Orlando per Angelica e quello di Ruggero e Bradamante), il motivo encomiastico (glorificazione della casa d'Este discendente dalle nozze di Ruggero e Bradamante) e il motivo epico (guerra tra Agramante e Carlo Magno attorno alle mura di Parigi).
Il Poeta rappresenta mirabilmente tutto un mondo meraviglioso ed affascinante, in cui s'immerge dominandolo. A questo mondo fantastico è imposta la legge del movimento, ordinato e regolato dal Poeta, che ha la virtù di dar vita e grazia a tutto ciò che tocca, di rappresentare con esattezza tutto ciò che crea. L'opera ha una suggestione tutta sua, che deriva da quella composizione, operata dal Poeta, di realtà e fantasia.
Il poema ha avuto in tutti i tempi grande fortuna, ma i critici si sono sforzati sempre vivamente di individuarne l'unità artistica, per definirne il valore. Da ultimo il Croce ha affrontato il problema e lo ha risolto individuando l'unità di ispirazione nel sentimento dell'armonia: il poeta avrebbe accettato con lo stesso interesse tutti i vari sentimenti umani perché sommamente impressionato dalla divina armonia che li regola. Da ciò dipende l'inconsistenza della fisionomia dei singoli personaggi, non mai completamente definiti, in quanto non hanno un significato reale in se stessi, ma rappresentano l'immensa varietà degli atteggiamenti dell' Uomo investito e nutrito dall'infinita gamma dei sentimenti.

LE ARMI E GLI AMORI / EPICA E ROMANZO: Il Furioso da nuova forza e nuova pregnanza sia all’epica (tradizione cavalleresca epico-carolingia), sia al romanzo (tradizione romanzesca arturiana) : poiché questi due generi hanno visione del mondo e valori diversi e contrastanti, il poema si regge su una voluta opposizione strutturale fra epica e romanzo. L’epica dell’Ariosto è illustre, in quanto si avvicina moltissimo a quella dei suoi modelli, primo fra tutti Virgilio (il duello fra Cloridano e Medoro – ad esempio – si ispira a quello di Eurialo e Niso). Riprendere il repertorio della tradizione vuol dire conferire autorità letteraria al testo rendendo riconoscibile il carattere epico del testo. Ma l’epica deve avere anche autorità ideologica: l’ideologia epica non è solo un fatto di trad. letteraria, è anche la risposta ad una situazione storica: i cambiamenti nel Ducato di Ferrara. Afferma sì l’individualità dello stato estense ma è anche un’opera più squisitamente “nazionale”, in quanto si presenta come un poema leggibile in tutta Italia. Sul piano ideologico, inoltre, prevale l’individualismo romanzesco, che più si accordava con quello rinascimentale dell’autore: il Furioso propaganda infatti innumerevoli valori individuali - oltre a quelli collettivi - ed è su questo contrasto che si gioca l’intera opera. Le strutture romanzesche usate nel Furioso prescrivono un racconto dinamico: mentre l’epica tende all’accentramento, è tragica e ha una struttura chiusa, il romanzo va verso la divagazione, è permeato di ironia (adorata da Ariosto), possiede struttura aperta ed è caratterizzato dalla mistione di generi diversi (più importante caratteristica ripresa da A.). A. non fa morire Ruggiero alla fine del poema: sarebbe stato troppo tragico e “tipicamente epico”… Rimanda dunque la sua morte.

ARIOSTO DEMIURGO & PERSONAGGIO:
1. NARRATORE ONNISCIENTE (DEMIURGO): A. si presenta come il regista dell’azione. La tecnica dell’ entrelacement prevede ad ogni stacco narrativo un formulario rigido e impersonale. (Al contrario la quete è lo stato dei personaggi, che sono in continua ricerca). A. rivendica per sé la responsabilità delle proprie scelte narrative: la narrazione non procede per una legge preesistente o da sola. Qst formulazione insiste sulle capacità demiurgiche del poeta. L’idea di Demiurgo (concezione platonica di supremo artefice del mondo che plasma la terra a immagine delle idee) durante il 1° Rinascimento coincide con quella dell’artista, che reinterpreta la realtà. Ariosto è autore di una letteratura che alimenta di altra letteratura.

2. PERSONAGGIO: A. assimila la sua storia d’amore a quella di Orlando e Angelica. Tale paragone si fa + insistito qnd O. impazzisce. Ovviamente, A. – presentandosi come personaggio – non rinuncia a sottoporsi all’ironia (sebbene in questo modo indebolisca la propria figura di Demiurgo) in modo che il lettore capisca di trovarsi di fronte ad un vero e proprio lusus letterario.

IRONIA & ARMONIA: L’Armonia di Ariosto risiede nella molteplicità e nella varietà degli atteggiamenti umani espressi dai vari personaggi. (VEDI ALTRO LATO!)

IRONIA: strumento di autodifesa del letterato di corte che deve piegarsi alle direttive del sovrano ospitante. A. la intende come mezzo attraverso il quale è possibile giungere ad un equilibrio che prescinda dalle circostanze storiche. Non è evasione dalla storia ma un modo per affrontarla. Non è evasione della realtà ma un metodo per misurarsi con essa. E’ un mezzo per preservare la propria autonomia e libertà. (CFR. Discorso che S.Giovanni rivolge ad Astolfo: è lecito che i poeti usino la menzogna per ingraziarsi i potenti. Dunque Il Furioso è una menzogna? L’Ariosto si serve dell’ironia per raggiungere il difficile equilibrio fra menzogna stessa e verità. E’ però notevole il fatto che la trama del Furioso sia intessuta di menzogne: basti pensare all’elemento magico onnipresente. Ariosto sminuisce in continuazione la faciloneria dei suoi predecessori… Ma alla fine anch’egli dice di derivare la propria narrativa da Turpino (autore di cronaca latina – fatti di Roncisvalle), il quale nel Furioso diventa l’emblema della tradizione cavalleresca nel suo complesso! Un repertorio di vicende da narrare ma non necessariamente veritiere! A. fa dunque della metalettura, letteratura che scaturisce da altra lett. esibendo il proprio carattere artificioso e costruito.

STUDI CRITICI :
BORGES: A. è per B. uno degli autori più consapevoli della “finzione” letteraria e del fatto che essa sia l’immagine del mondo inteso come labirinto di segni indecifrabili.

- CALVINO: C. apprezza di A. la mistione di realtà e fantasia, l’arte costruttiva, la posizione dell’autore nel testo. Per C., Ariosto diventa uno dei modelli che consentono di allontanarsi dal neorealismo e di costruire un apologo sull’inconsistenza dell’individuo.

- DE SANCTIS: L’Ariosto del D. S. è l’artista, non il poeta. Ariosto è l’uomo dell’idillio, il cortegiano che non si ribella, ma paziente e stizzoso, che non vuol fastidi. Ha scatti oraziani d’umore, pronto a scambiare la sua posizione servile con la libertà, ma non ne è capace, in pratica. Anzi finisce col ridere anche di se stesso. Ecco l’uomo. De Sanctis non ne fa un campione di umanità certo, ma riconosce che è il tipo di borghese letterato italiano “men reo”. Il contraltare di Ariosto non è più Tasso ma Machiavelli perché Ariosto esprime l’incapacità degli intellettuali italiani di affrontare la storia e la società contemporanee.

- CROCE: Per Croce l’armonia ariostea è quel sentimento che s’espanse e toccò gli oggetti della creazione artistica e li fece poesia segnando la perdita della loro autonomia; li svalutò grazie agli ammiccanti proemi, alle digressioni, alle osservazioni intercalate. Croce la innalza a “occhio di Dio che osserva ed ama la sua creazione in ogni minima fibra, ugualmente, e che di essa coglie non i volti individuali ma l’armonia e il ritmo.” Secondo C. il Furioso è emblema della poesia.

PROEMIO: Le prime 4 ottave del poema ne costituiscono il proemio. Esso è suddiviso in: argomento, invocazione e dedica. L’invocazione, prima rivolta alle muse, qui è diretta alla donna amata. L’Amore ,tema posto alla base del poema, indica l’incapacità umana nel sovrastarlo. Il periodo storico è invariato rispetto a quello dell’Orlando Innamorato; segue la presentazione di Orlando e dell’amore che lo rende schiavo; poi subentra il tema encomiastico che nell’Orlando di Ariosto si riferisce all’ “Erculea prole” e al Cardinale Ippolito, mentre in quello di Boiardo fa riferimento alla dinastia d’Este.

PRIMO CANTO: Angelica fugge dal campo cristiano in una selva: qui si incrociano i destini dei vari personaggi. Rinaldo e Ferraù, entrambi innamorati della principessa, se la contendono con le armi. Ella scappa ancora, finché non si imbatte in Sacripante, che ella decide di sfruttare come compagno di viaggio. Senonché, questi ha la sventura di incappare in Bradamante e di esserne abbattuto.

IL PALAZZO DI ATLANTE: Mentre Angelica pensa a come tornare in patria, Orlando la ricerca ovunque. Per un caso sfortunato non è capitato a lui di liberarla dall’orca a Ebuda, ma a Ruggiero. Un giorno gli sembra di vedere l’amata che, assalita da un cavaliere, invoca il suo aiuto. Il palazzo in cui il paladino è trascinato nell’inseguimento è però una nuova magia di Atlante. Qui giunge anche Ruggiero: è per sottrarlo alla guerra che è stato concepito; qui troviamo tutti gli altri soldati saraceni e cristiani catturati da Atlante. Alla fine arriverà Angelica con il suo anello magico a dissolvere l’incantesimo.

ANGELICA E MEDORO: Cloridano, accortosi di non avere con sé Medoro, torna indietro per salvarlo dai nemici ma, nella lotta, muore. Medoro, risparmiato da Zerbino per la sua bellezza e la sua nobiltà d’animo, è però ferito gravemente. Giace sul campo, quand’ecco che lo scopre Angelica. Ella se ne innamora, lo porta nella casa di un pastore, lo cura. Qui i due, dopo gioie e diletti, si sposano. La principessa decide di tornare in patria: nel viaggio gli amanti si imbattono in un pazzo, dal quale si salvano miracolosamente. In seguito Ariosto ci svelerà che si tratta si Orlando.

LA PAZZIA DI ORLANDO: Tra le varie avventure, Orlando ha perso di vista il pagano Mandricardo, con cui deve battersi. Cercandolo, giunge nel bosco dove si sono amati Angelica e Medoro: qui scopre le iscrizioni tracciate dai due, ma non vuole credere ad esse. Afflitto, trova riparo in una casa lì vicino: è quella che aveva ospitato i giovani innamorati. Credendo di poterlo rinfrancare, il pastore gli narra appunto la loro storia; e , come se non bastasse, gli mostra il braccialetto donato da Angelica. Di fronte all’evidenza, Orlando non può più illudersi e impazzisce. La sua furia devastatrice si abbatte su ogni cosa.

ASTOLFO SULLA LUNA: Dopo aver combattuto per il Senàpo, favoloso sovrano dell’Etiopia, Astolfo ha visitato l’Inferno ed è arrivato sul Paradiso terrestre. Qui lo ha accolto san Giovanni evangelista, spiegandogli come recuperare il senno di Orlando. Astolfo è perciò condotto sulla luna: in un suo vallone si ammassa tutto quello che si perde sulla terra. Insieme alle inutili occupazioni degli uomini, c’è il senno che essi hanno smarrito. Presa l’ampolla in cui è contenuto quello di Orlando, Astolfo può tornare sulla terra.

Vita di Ludovico Ariosto

Ludovico Ariosto è nato nel 1474, e visse per molto tempo a Ferrara.
Il padre volle che il figlio studiasse giurisprudenza, così lo iscrisse agli studi; ma ben presto li abbandonò perché non si sentiva portato. Ludovico fu costretto, per ottenere una stabilità economica e godere dei privilegi e i benefici ecclesiastici, a prendere gli ordini minori.
A 26 anni entrò a servizio del cardinale Ippolito d'Este.
Nel viaggio di ritorno da Roma, fermatosi a Firenze,conobbe e si innamorò di Alessandra Benucci, che lo contraccambiò pur essendo sposata, tra l'altro con un suo amico.
Il poeta scrisse nella prima "satira" l'importanza della libertà dell'individuo.
Accettò di essere impiegato presso il Duca Alfonso, pur non avendo un gran rispetto riguardo la vita di corte; svolse numerevoli attività per Alfonso. Ariosto presenta i tipici caratteri del classico poeta cinquecentesco cioè colui che sta sotto la guida di un signore, e svolge mansioni per lui.
Nel 1528 si sposò con la Benucci, perché era rimasta vedova (fu un matrimonio segreto).
Da lì in poi, potette contare su una certa agiatezza economica e quindi si dedicò completamente alla composizione.

Lo stile

Ariosto fu un uomo che ruppe gli schemi classici, per cui cioè l'uomo non è più dipendente da Dio, ma è al centro dell'universo, senza la visione cupa del medioevo.
Nelle sue opere mantiene le stesse strutture metriche, però utilizza sempre qualcosa di nuovo e di rivoluzionario.
Anche nelle sue opere cavalleresche l'uomo non è più visto come eroe, ma come un uomo normale che ha i suoi sentimenti e le sue emozioni.
Ariosto è ben distinto dall'epica cavalleresca, non è più l'uomo che segue Dio, le decisioni in vita terrena non son più di Dio, ma è l'uomo che si crea il suo destino e ne è il protagonista assoluto.

Biografia di Ariosto

L’Ariosto nacque a Reggio Emilia nel 1474 da nobile famiglia bolognese. Nel 1484, essendo il padre stato prescelto a reggere l’amministrazione della città di Ferrara, anche l’Ariosto passò nella stessa città.
Fu dapprima indirizzato allo studio delle leggi, ma poi, essendosi ribellato a quella scelta, il padre gli concedette di dedicarsi alle lettere.
Nel 1500 gli morì il padre e, rimasto a capo della famiglia che contava dieci figli, dovette lasciare da parte per un momento gli studi e pensare all’educazione dei fratelli, al matrimonio delle sorelle; cominciò insomma a provare delle angustie e miserie della vita, di cui troveremo principalmente espressione nelle Satire, e impronteranno d’ironia talvolta amara anche il fantastico mondo del Furioso.
Per le angustie del vivere cercò, quindi, di occuparsi nella Corte estense. Nel 1502 fu Capitano della Rocca di Canossa; nel 1503, dopo un breve soggiorno nella villa dei cugini Malaguzzi passò come familiare al servizio del cardinale Ippolito, fratello del duca Alfonso.
Il cardinale, che forse poco apprezzava le doti poetiche dell’Ariosto o poco lo ricompensava dei versi scritti in suo amore, lo impiegò in varie ambascerie. Fu a Roma forse una ventina di volte. Tornando da Roma si fermò a Firenze, dove conobbe ed amò Alessandra Benucci che, rimasta vedova due anni dopo, sposò segretamente. Nel 1516 usciva a Ferrara l’Orlando, dedicato al cardinale, ma l’anno seguente, quando nominato vescovo di Andria in Ungheria, ingiunse al poeta di seguirlo, questi, che era amante del quieto vivere, degli studi e della sua donna, si rifiutò. Entrò allora al servizio del duce Alfonso: furono questi gli anni più belli dell’Ariosto. Nel 1522 accettò il governatorato della Garfagnana: ufficio onorifico e lucroso, ma poco gradito al poeta, il quale si vide confinato in una contrada selvaggia, infestata dai briganti.
Dopo tre anni di governo ritornò a Ferrara, dove per amore di tranquillità, rifiutò il posto onorifico di ambasciatore presso la Sante Sede, ed acquistò, con i risparmi messi da parte, una casetta in contrada Mirasole. Si assentò solo nel 1532, per andare col duca a Mantova ed ossequiare Carlo V e a presentargli il poema.
Morì un anno dopo quel viaggio nel 1533. L’Ariosto non era un uomo pigro, sognatore infastidito della realtà, ma aveva molto interesse per la vita reale, molto attivo e con un senso profondo per l’amore. Inoltre collaborava alla politica della Corte estense, che poté attuare sia nell’attività militare sia come governatore della Garfagnana, una regione povera e turbata dal brigantaggio, un cui diede prova di saggezza e di giustizia, come ci dimostrano le sue numerose opere. Infine si può rilevare che la fantasia nel suo capolavoro, l’Orlando Furioso, presuppone delle esperienze effettive della realtà; quindi la sua grande poesia nasce da un rapporto tra realtà sperimentata e fantasia poetica.

Vita di Ariosto, riassunto

Nasce a Reggio Emilia nel 1474 ed a 10 anni va a Ferrara con la famiglia perché il padre fu nominato tesoriere generale delle truppe. Viene indirizzato agli studi giuridici e dopo qualche anno si dedica agli studi letterari, in particolare a quelli latini sotto la guida di Gregorio da Spoleto. Con la morte del padre si fa carico della famiglia e dopo esser pagato per fare lo stipendiato di corte, nel 1502 accetta il capitanato della rocca di Canossa. L'anno dopo è al servizio del cardinale Ippolito d'Este, e poi prende gli ordini minori. ATTIVITà DIPLOMATICA: 1506-1515--> responsabilità di funzionario, intensa attività diplomatica,grande produzione letteraria. 1506 inizia la stesura dell'orlando furioso. Si impegna nell'attività teatrale di corte con due commedie in prosa. 1513 si reca a Roma a rendere omaggio al Papa, sperando di ricevere un'importante carica ecclesiastica. A giugno a Firenze ha una relazione: durerà tutta la vita e si sposeranno solo nel 1527 dopo la morte del marito di lei ma sempre in segreto per poter mantenere i privilegi ecclesiastici. Nel 1516 viene pubblicata la prima edizione dell'orlando furioso in 40 canti. poi non seguì Ippolito d'Este in Ungheria per proseguire gli studi e non abbandonare la famiglia. In quegli anni compone Le Satire, un'autobiografia morale. Nel 1518 passa alle dipendenze di Duca Alfonso e nel 1521 fa una seconda edizione dell'orlando furioso e nel 1522 si trasferisce a Castelnuovo dove ha l'incarico di governatore e resta li per 3 anni controvoglia. Nel 1525 torna a Ferrara ed acquista una casa in contrada Mirasole dove trascorre gli ultimi anni della sua vita con Virginia ed Alessandra. Ora si dedica alla vita letteraria: nel 1528 scrive La Lena e La Cassaria ed I Suppositi; nel 1532 fa una nuova edizione dell'orlando furioso,aggiungendo 6 canti all'originale. Il 6 luglio 1533 muore e nel 1801 le sue spoglie vengono spostate nella biblioteca Ariostea.

Vita e poetica di Ludovico Ariosto

- Cerca di conciliare due istanze opposte della cultura rinascimentale: tendenza idealistica, tendenza realistica;
- Ha una visione del mondo aperta e complessa:
1) la realtà è caotica, mutevole e inafferrabile
2) la fortuna esercita la sua influenza in modo del tutto imprevedibile;
- Non assume mai una prospettiva di giudizio rigida e univoca (pluralismo prospettico);


- Mostra un atteggiamento critico e pessimistico nei confronti della condizione umana e della sua epoca:
1) l’uomo si affanna nella ricerca inesauribile e fallimentare dell’oggetto dei suoi desideri
2) l’uomo mostra spesso un atteggiamento dogmatico che gli impedisce di adattarsi ai cambiamenti imposti dalla fortuna;
- Mostra un atteggiamento negativo nei confronti dell’ambiente cortigiano;
- Mostra un approccio ironico e distaccato per cogliere gli aspetti contrastanti e complementari dell’esperienza umana.

Poetica:
- Prendeva i classici latini come modelli da imitare;
- Si rivolge a un pubblico di cortigiani e di persone colte;
- Descrive la realtà con intenti conoscitivi e con spirito liberamente critico;
- Conduce nelle sue opere una sottile riflessione etico-filosofica;
- Usa diversi procedimenti per ottenere effetti di ironia:
1) straniamento
2) abbassamento
3) limitazione dell’onniscienza del narratore;
- Aderisce al canone linguistico di Pietro Bembo(classicismo volgare).

Ludovico Ariosto e l'Orlando furioso:
- Continuazione della trama dell’Orlando Innamorato di Boiardo (materia carolingia – materia bretone);
- Temi: Guerra, amore, avventura, magia;
- Reminiscenze classiche: Virgilio e Ovidio;
- Visione laica dell’esistenza;
- Concezione labirintica dello spazio e del tempo;
- Meccanismo dell’ “inchiesta”;
- Atteggiamento critico e ironico;
- Impasto linguistico equilibrato e uniforme (fiorentino trecentesco – ‘’prose della volgare lingua’’ di Bembo);
- Tecnica narrativa dell’entrelacement.

Vita e opere di Ariosto, sintesi


Nato a Reggio Emilia l'8 Settembre 1474 e morto a Ferrara il 6 Luglio 1533. Il padre era capitano al servizio degli estensi e muore prematuramente. Ariosto è, allora, costretto ad occuparsi della famiglia. Egli si trasferisce a Ferrara, dove sviluppa un interesse per gli studi umanistici e diventa capitano della Rocca di Canossa. Qui ha il lavoro di cortigiano (che a lui non piace perché ambiva a sogni da scrittore) al servizio del cardinale Ippolito D'Este. Dal 1503 al 1517 il cardinale ha delle missioni diplomatiche e va a Buda in Ungheria e Ariosto si rifiuta di seguirlo per una serie di scuse. In particolare perché è legato ad una donna, per la salute cagionevole e per le ambizioni letterarie. Così viene licenziato e nel 1518 passa agli ordini del duca Alfonso. Dal 1522 al 1525 accetta l'incarico di governatore della Garfagnana dove reprime una rivolta della gente dura e violenta della montagna. Poi torna a Ferrare dove conduce una vita tranquilla. Nel 1532, dopo tre edizioni, pubblica l'Orlando Furioso.

Le satire: Scritte tra il 1517 e il 1525, sono sette scritti privati (lettere) che scriveva ai conoscenti e non destinate alla pubblicazione. I contenuti riguardano i rapporti con il signore, il disprezzo del mestiere del cortigiano e la richiesta di stato di indipendenza dal signore perchè non lascia spazio alla sua attività letteraria.
I temi sono:
- Prima: il rifiuto di seguire il cardinale in Ungheria;
- Seconda: la corruzione del clero e della corte papale;
- Terza: l'esaltazione della vita sedentaria e delle aspirazioni dell'intellettuale;
- Quarta: le esperienze di vita in Garfagnana;
- Quinta: vantaggi e svantaggi della vita di coppia;
- Sesta: indirizzata a Bembo al quale chiede consiglio per un educatore di greco per suo figlio;
- Settima: tratta del rifiuto di andare come ambasciatore.

Prima satira: Delinea i motivi per cui Ariosto non segue il cardinale a Buda (Ungheria). L'autore non ama viaggiare fisicamente ma solo con la fantasia. I motivi per cui non segue il cardinale sono:
1. Salute cagionevole: il mal di stomaco lo costringe a non sopportare niente;
2. Madre: è rimasto solo lui a prendersi cura di lei perchè tutti i suoi fratelli sono in giro per il mondo;
3. Polemica contro il cardinale e il sistema dei cortigiani al suo servizio: un cardinale molto generoso con chi lo segue in feste e ricevimenti, ma poco generoso nel riconoscere i meriti artistici.

L'Orlando Furioso: L'Orlando Furioso è l'opera principale dell'Ariosto ed è scritta nel 1516. Il tema è tutto ciò che riguarda la cavalleria, anche se è tutto inventato ed esisteva già prima dell'invenzione di Ariosto (deriva dall'Orlando Innamorato del Boiardo). Entrambi questi testi vengono scritti alla corte ferrarese degli estensi. La cavalleria per Ariosto è solo un pretesto, a lui non interessano i gesti e la cultura cavalleresca ma bensì l'uomo e la sua umanità. Questo è un poema dal ritmo continuo e incalzante, dove c'è una molla dinamica ossia un motivo che da inizio all'azione, perchè in questo poema c'è sempre qualcuno in fuga e sempre qualcuno in cerca di qualcosa.

Struttura: E' una struttura varia e dinamica, è impossibile fare un riassunto della trama perchè non si tratta di una storia sola, ma bensì un'insieme di varie storie che si intrecciano l'una con l'altra dove ogni azione non finisce mai ma subito dopo inizia un'altra, per questo non ci sarà una vera e propria conclusione del poema. Ariosto vuole rendere l'intreccio dei sentimenti umani, infatti non fa divisioni (etniche, religiose e sociali). I cavalieri cristiani sono nemici dei saraceni ma l'autore non fa differenza, infatti tutti hanno uguali sentimenti e debolezze ma possiedono entrambi le qualità di un cavaliere. Principali filoni narrativi sono: il filone epico (guerra tra l'esercito cristiano di Carlo Magno e i saraceni del re Agramante e Marsili) e il filone romanzesco (vicende coppia Angelica-Orlando e vicende coppia Ruggero-Bradamante)

Genere: Il genere è antico e popolare dove alle sue origine ci sono due grandi tradizioni narrative medievali. La prima è quella epico-carolingio, che nasce in Francia nel XI secolo, e narra la guerra tra cristiani e musulmani. Nel 400 aumenta entrando nella cultura alta con l'Orlando Innamorato di Boiardo. La seconda tradizione narrativa è quella del romanzo bretone. La differenza fondamentale tra prima e la seconda tradizione é che nel ciclo carolingio è una storia collettiva (la guerra santa) mentre il ciclo bretone è costituito da un'impresa individuale con finale positivo.

Temi: I temi fondamentali sono delineati dal proemio. E sono:
- La guerra: fa da sfondo a tutte le vicende del poema. E' la guerra tra cristiani e musulmani sul suolo francese nel XI secolo. Ha una funzione strutturale perchè fa da contrasto nelle varie storie;
- l'amore: è all'origine delle azioni di quasi tutti i personaggi e comprende passione, gelosia, tradimento e inganno;
- l'amore-follia: ambiguità sulla passione e possesso fisico. Follia di Orlando perchè Angelica ama un'altro (Medoro).
- la magia: è una metafora dell'arte e della creatività dell'uomo che unisce la realtà ai sogni;
- spazio e tempo: non sono realistici ma aperti e flessibili.

Temi della prima ottava: donne, cavalieri, armi, amori, cortesie, audaci imprese.

Proemio: Ariosto dedica l'opera al cardinale Ippolito d'Este per riconoscenza al mecenate che lo protegge. In questo inventa una storia tra Ruggero e Bradamante che fa nascere la dinastia estense. Il proemio delinea i temi dell'intera opera (che è tutta di fantasia tranne l'evento degli arabi in Spagna) ed afferma che l'uomo è molto arduo ma in amore diventa pazzo. Il cardinale rispetto alla prima satira viene esaltato, Ariosto gli dona tutto ciò che ha e gli offre la propria opera.

Fuga di Angelica: L'arrivo nell'accampamento cristiano di Angelica provoca una lite tra i cugini Orlando e Rinaldo. Così re Carlo, preoccupato per la battaglia con i Mori, decide di allontanare Angelica e di affidarla al Duca di Baviera promettendola a quello che si fosse dimostrato più valoroso. La battaglia però andò male per i cristiani e Angelica, rimasta sola e incustodita, fugge. Qui comincia la ricerca (da parte di Rinaldo e Ferraù) e la fuga (di Angelica). Angelica per la selva trova Rinaldo e scappa. Trova Ferraù (che ha perso l'elmo del fratello di Angelica) il quale la difende da Rinaldo ma lei ancora una volta fugge e i due cavalieri la inseguono.

La follia di Orlando: Ariosto analizza i sentimenti di tutti coloro che sono stati innamorati e sono gelosi. Egli nei panni dell'eroe fa imprese fantastiche ma ad Ariosto interessa solo la dimensione umana ed è per questo che fa un confronto tra ragione e sentimento. La follia di Orlando arriva quando si trova nel luogo in cui Angelica e Medoro si sono amati intensamente. In ricordo della loro felicità hanno lasciato i loro nomi incisi ovunque, sulla corteccia degli alberi e persino sulla roccia. Orlando cerca in tutti i modi di negare a se l'evidenza ma non ci riesce e così perde il suo senno.

Conclusione: Orlando, essendo diventato pazzo, gira facendo cose strane per il mondo. Così l'amico Astolfo decide di ridargli il suo senno e va sulla luna con l'ippogrifo. Qui trova tutti ciò che gli uomini hanno perso, trovando così il senno di tutti gli uomini, compreso anche quello di Orlando che è contenuto in una ampolla. Si rende conto vedendo il senno di tutti gli uomini che tutti sono un po pazzi. Però nella pazzia dell'uomo sta la sua umanità. Finisce con una riflessione sull'umanità dove l'uomo è imperfetto nella sua perfezione.

Pensiero e poetica di Ariosto


La vita di Ariosto si svolse prevalentemente nel Ducato estense di Ferrara e pertanto è necessario ricostruire i tratti che sono utili a connotare il contesto storico-politico in cui egli visse.
▪In primo luogo,il Ducato di Ferrara cercò di mantenere la propria autonomia promuovendo valori strettamente connessi alla vita militare e alla cavalleria come il coraggio e la lealtà che si ripercuotevano nel pensiero sociale. Nel frattempo fioriva anche una società colta,di cui probabilmente Ludovico faceva parte.
▪Ariosto prestava molta attenzione alla realtà in due modi apparentemente opposti:da un lato aveva interesse per il momento attuale(storia e quotidianità);dall’altro era interessato all’infinito possibile(quello che la fantasia può immaginare). Guardando la realtà in modo lucido egli aveva anche un distacco critico che gli permetteva di creare l’ironia.
▪ Ariosto ricercava il “giusto mezzo”,infatti rifiutava tutti gli estremi. Quest’equilibrio creava un’armonia che è la caratteristica peculiare della sua poesia. Tendendo all’equilibrio egli può affiancare il possibile,cioè la realtà come potrebbe essere, al reale,cioè al dato storico e rappresentare così la vita in tutte le sue sfaccettature.
▪Ariosto prestava molta attenzione alla realtà circostante poichè gli era da esempio per le sue opere.

Ariosto e Tasso

Ludovico Ariosto nasce a Reggio Emilia nel 1474, la sua infanzia è segnata dai frequenti spostamenti del padre, si dedica agli studi umanistici ed intrattiene rapporti con l’ambiente culturale ferrarese. È ufficialmente accolto nella corte estense,dalla quale riceve un regolare stipendio, ma deve provvedere al sostentamento della numerosa famiglia. Si apre un periodo di intense attività legate alla corte, con numerosi spostamenti, nello stesso periodo vanno in scena le sue prime commedie. Celebra nozze segrete con la nobile vedova Alessandra Benucci. Nel 1516 esce a Ferrara la prima edizione dell’Orlando furioso. Il rifiuto di seguire il cardinale Ippolito Este in Ungheria comporta una rottura tra i due e Ludovico trova una sistemazione dal fratello di qesti: Alfonso. Anche il nuovo incarico lo costringe a frequenti viaggi. Morì a Ferrara nel 1533.
La produzione lirica di Ariosto può essere suddivisa in due sezioni: le opere in latino e quelle in volgare; la prima ha importanza documentaria, le altre (di cui 87 componimenti) si collocano ad un alto livello di decoro e toccano risultati originali. Lo stile delle opere è vicino al petrarchesco: un toscano illustre e la centralità del tema amoroso.
Le Satire (sette), costituiscono dopo l’Orlando furioso l’opera ariostesca più importante, sono rivolte a personaggi reali, con cui l’autore immagina di dialogare. Testi argomentativi.
Importante per Ariosto è l’attività teatrale, la sua prima opera fu la Tragedia di Tisbe, inoltre tradusse e diresse numerose commedie latine di Plauto e Terenzio.
Dedicandosi alla stesura di opere originali scrisse: la Cassaria, i Suppositi (scambi di persona), il Negromante (tentavi di conquiste d’amore), la Lena.
Come i suoi contemporanei è un platonico.

Ariosto inizia la stesura dell’Orlando furioso intorno al 1505 ma vi lavora per tutta la vita usciranno infatti diverse edizioni la prima pubblicata nel 1516, la seconda con dei ritocchi formali, e alcuni mesi prima della morte viene pubblicata l’edizione definitiva con l’aggiunta di alcuni episodi e una più accurata revisione linguistica condotta secondo le teorie di P. Bembo. Si pone come continuatore dell’opera di Boiardo, ma ciò che Boiardo fa in maniera sperimentale, per Ariosto è frutto di un equilibrio studiato; non ha un solo protagonista né una trama lineare, ma è possibile distinguere due grandi filoni narrativi: il racconto epico (scenario), e le vicende romanzesche (vissute da ogni singolo cavaliere); di queste ultime le principali sono quella di Orlando per Angelica (che arriva alla follia) e quella di Ruggiero per Bradamante. Epico e Romanzesco si attorcigliano per tutta l’opera pur avendo caratteristiche completamente opposte: l’epica propaganda valori collettivi strutture chiuse e tragiche e un racconto stabile, il romanzo celebra valori individuali, strutture aperte e racconti dinamici; sotto questo punto di vista, quindi, è possibile definire il Furioso come un poema romanzesco; ma è anche un poema epico in quanto afferma l’individualità dello stato estense e si presenta come un opera leggibile in tutta Italia.
Ariosto si mette in scena in duplice veste: quella del narratore onnisciente (che muove i personaggi dall’alto, che li plasma proprio come il Demiurgo Platonico), e quella di affiancarsi agli altri personaggi.
Di base è l’ironia nel poema, che non è un modo per fuggire dalla realtà ma per misurarsi con essa e per autodifendersi; ma l’ironia è anche uno strumento per raggiungere un difficile equilibrio fra verità e menzogne, traformandole in magico che serve ad Ariosto per costruire trame avventurose o sciogliere intrecci complicati.
L’opera si collega da un lato alla civiltà delle corti rinascimentali che esprimevano i valori di equilibrio, decoro, onore e fedeltà, ma dall’altro esprime una condizione di crisi e precarietà.

IL POEMA CAVALLERESCO: Questo genere letterario deriva da una duplice tradizione di origine medievale. Il ramo epico-carolingio che nasce in Francia con la Chansone de Geste e la Chanson de Roland; la materia del poema è quella di Francia e le Crociate, sia questo che la sua struttura lo portano a consolidarsi come un semplice genere popolare, soltanto grazie alla stampa la cultura alta si interessa a questo genere a Firenze con Pulci (scrive il Morgante) e a Ferrara con Boiardo (che scrive l’Orlando innamorato). Nello stesso periodo l’epica carolingia prende forme romanzesche, e si collega all’altro ramo della narrativa medievale quello arturiano o Bretone. I temi sono vari, il principale è quello della formazione mistica ma più spesso religiosa, con la ricerca del santo Graal, altri temi sono quello d’amore, d’avventura e magico. Presto questa materia si diffonde in Italia con i cantari fiabeschi (come quelli di Pucci) dove si fonde con la materia di Francia.

PARODIA DEL POEMA CAVALLERESCO E SCRITTURA DELL’ECCESSO IN FOLENGO E RABELAIS: Nella prima metà del ‘500 si sviluppano forme di scrittura che privilegiano il grottesco, sia in Italia, con Folengo (Maccheronee che comprende un poema cavalleresco, Baldus, uno eroico-comico, Moscheide, e diversi epigrammi), che in Francia, con Rabelais (Gargantua e Pantagruele, fonde naturalismo rinascimentale e popolare). La controtendenza in Italia si esprime con il latino maccheronico (lessico italiano-dialettale, struttura latina) e con la lingua fidenziana (lessico latino e sintassi e morfologia italiane).
Contemporaneamente in Spagna si sviluppa il romanzo picaresco.

Torquato Tasso nasce a Sorrento nel 1544, il padre Bernardo ha una raffinata cultura letteraria, ma è costretto a viaggiare per la sua attività di cortigiano, il poeta vive quindi solo con la madre; alla morte di questa egli trasferitosi da poco con il padre inizia una serie di profondi cambiamenti di luoghi e ambienti. Si dedica alla stesura di un poema sulla prima crociata (gierusalemme) bozza del capolavoro. Studia a Bologna e a Padova e entra al servizio di Luigi d’Este a Ferrara, qui comincia a lavorare al Goffredo. Lascia la casa d’Este per trasferirsi al servizio del duca Alfonso II, qui è stipendiato e sostanzialmente “libero” di dedicarsi alla vita culturale, questa serenità stimola l’autore alla stesura dell’Aminta, e viene in seguito nominato storiografo di corte. Da questo momento inizia il periodo di forte crisi della vita del poeta, le ragioni d’angoscia sono due: la prima è l’insoddisfazione per il poema che sottopone a letterati, filosofi, teologi e anche a diversi tribunali dell’Inquisizione che lo assolvono; una seconda ragione sono i difficili rapporti con la corte estense. Il suo squilibrio psichico lo porta a diverse reclusioni, al convento di S.Francesco, all’ospedale di S.Anna, nel quale passerà circa sette anni. Proprio durante la prigionia il poema arriva al successo pur senza il suo assenso per nome e pubblicazione. Nel 1592 conclude il poema intitolato Gerusalemme Conquistata. Compone e pubblica diversi poemetti: le lacrime di Maria Vergine e le lacrime di Gesù Cristo, ecc. Nel 1595 muore nel convento di S. Onofrio a Roma.
La vita di Tasso è fortemente turbata anche dal rapporto tra intellettuali e potere proprio dell’età controriformistica.
Le opere principali sono:
LE RIME: vicine all’opera petrarchesca ma senza un organizzazione soddisfacente.
L’AMINTA: è un dramma pastorale diviso in 5 atti, ciascuno preceduto da un prologo e concluso da un coro. Lo svolgimento è semplice e riguarda l’amore passionale di Aminta per la ninfa Silvia.
I DIALOGHI: sono circa 26 quelli ancora conservati, la materia affrontata è assai varia: da argomenti filosofici a temi morali. Scritti soprattutto nel periodo di reclusione a S. Anna.
LE LETTERE: in realtà circa 2000, al modello ordinato e organizzato del Petrarca, Tasso contrappone un insieme caotico, nel quale è sempre presente un tentativo di auto descrizioni in termini umili e quotidiani.

LA GERUSALEMME LIBERATA: L’opera è suddivisa in 20 canti, raggruppabili in 5 parti corrispondenti ai 5 atti della tragedia, il centro è occupato dalla città santa di Gerusalemme e tutta l’opera è costruita secondo la tecnica della peripezia. La trama è semplice e narra la prima crociata guidata da Goffredo. Negli eroi cristiani convivono due psicologie una animata dal senso del dovere, l’atra fuorviata dalle passioni, e inoltre essi sono continuamente minacciati dalle forze infernali, mentre gli eroi pagani possono salvarsi divenendo cristiani. Tasso affida lo svolgimento dell’azione non più al caso, come Ariosto, ma all’interiorità del personaggio, fa eccezione a questa regola Goffredo; l’autore dedica particolare attenzione anche ai personaggi pagani stranamente nobili e generosi: oltre Argante e Solimano, tre donne Armida (minaccia perturbante dell’erotismo), Clorinda (femminilità guerresca) ed Erminia (agisce con logica passionale).
Come abbiamo visto il poeta affida la trama all’interiorità dei personaggi, descrivendo minuziosamente i loro pensieri soprattutto quelli più nascosti e problematici, la stessa zona d’ombra che si annida dentro l’individuo è presente all’esterno a minacciare l’equilibrio dell’uomo: il tema della magia, che si associa a fini maligni. Solamente la religione indica un itinerario di salvezza, e soltanto l’unione di questa con il giusto eroismo può attribuire un significato alle cose. Il paesaggio naturale entro il quale si svolge l’azione è aspro e tormentato e soltanto occasionalmente si vedono riconciliazioni tra uomo e natura.
Il tema principale del poema è l’amore che assume un duplice significato, l’amore rasserenante e salvezza, ma anche l’amore minaccia e tentazione.

Autori che hanno contribuito al presente documento: PoisonGirl, Krikko1989, GiuliaF92, -valeria, miri.puleo, Tempo92, fedeb950, simasimo.

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