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Ariosto Ludovico

Ludovico Ariosto nacque a Reggio Emilia nel 1472, da una famiglia di modeste condizioni. E' un grande artista del nostro Rinascimento; vive da cortigiano alla corte degli Estensi, a Ferrara, anche se questo tipo di vita non gli piaceva per nulla. Infatti egli era amante della quiete famigliare, della vita domestica, degli amici e della famiglia, e odiava la corte, gli intrighi, la corsa al potere ecc.... Poichè però era rimasto capo famiglia giovanissimo, e doveva provvedere ai numerosi fratelli e sorelle, si dovette piegare al lavoro di cortigiano che era abbastanza redditizio e facile da trovare. Egli attua nella sua mente questo ribaltamento dei ruoli: considera la vita quotidiana alla corte estense come un brutto incubo e considera i momenti di pace domenstica, nella sua piccola casa, come la sua vera vita. Qui egli può scrivere, sognare, pensare, rilassarsi ed esprimere tutta la sua intensità di sentimenti. Per non perdere questa tranquillità lo scrittore emiliano rinuncerà a seguire il cardinale Ippolito in Ungheria. Nel 1516 uscì a Ferrara la prima edizione del suo capolavoro "L'Orlando Furioso", seguita da altre due revisioni, fino alla definitiva del 1532. "L'Orlando Furioso" che racconta le vicende antiche dei cavallieri all'epoca di Carlo Magno. Ma all'autore non interessano tanto le vicende storiche, i duelli, le guerre, quanto l'analisi del cuore umano, le passioni, l'amore, la gelosia. Il poema risulta un'opera estremamente organica anche se fatta di tanti personaggi e tante vicende che si intrecciano tra loro senza mai generare confusione perchè lo spirito dell'Ariosto era uno spirito libero e pacifico, sognatore e tranquillo, profondo conoscitore dell'animo umano. Non è facile riassumere la vicenda proprio perchè tanti sono i personaggi e tanti sono gli avvenimenti, ma per sintetizzare possiamo dire che Orlando, paladino di Francia, è innamorato di Angelica, principessa pagana, e avuta la certezza che lei si innamora di un umile fante, impazzisce per gelosia. Intorno a questo filo conduttore si intrecciano tutte le altre vicende, rendendo il poema così interessante che dovrebbe esser letto tutto d'un fiato. I primi versi del primo canto sono dichiaratamente rinascimentali perchè contengono la vicenda in sintesi, e la dedica al suo protettore Ippolito D'Este, uomo dall'animo rozzo e incapace di apprezzare il motivo encomiastico, ossia la lode al suo casato che viene fatto risalire ai tempi più remoti.
Dopo una devastante malattia allo stomaco perse la vita a Ferrara nel 1533.

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