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Ludovico Ariosto (1474-1533)

Ludovico Ariosto nasce a Reggio Emilia, primogenito di dieci fratelli, da Niccolò Ariosto e Daria Malaguzzi. La famiglia si trasferisce a Ferrara, dove Ariosto frequenta lezioni di diritto presso lo Studio. Nel 1494 Ariosto decide di dedicarsi agli studi letterari sotto l’agostiniano Gregorio da Spoleto. Nel 1497 entra nella corte del duca Ercole I, dove riceve regolare stipendio e conosce Bembo. Nel 1500 muore il padre e così deve mantenere la numerosa famiglia. Incontra la passione Alessandra Benucci, vedova di Tito Strozzi, legato alla corte estense, si sposeranno nel 1527. Nel 1516 viene pubblicata la prima edizione dell’Orlando furioso dedicata al cardinale Ippolito, che non gradisce. Per denaro diventa commissario della Garfagna e nel 1525 rientra a Ferrara dove resterà fino alla morte.

Le Satire

Sono un'opera innovativa in forma epistolare in terzine dantesche di Ariosto, che seguì gli esempi di Orazio, Giovenale, Persio e Lucilio. I Romantici le consideravano fonti biografiche, oggi invece sono considerate di natura artistica: autobiografia non reale, ma morale. C’è un duplice livello di lettura: in luce ed in ombra(che porta il lettore a contatto con l’anima ariostesca), tu dialogante e l’irruzione in scena dei personaggi. Le tematiche: condizione dell’intellettuale cortigiano, desiderio di vita tranquilla dedicata allo studio e agli affetti, vanità dei sogni umani.
Per esempio nella prima satira Ariosto rifiuta di seguire Ippolito in Ungheria, così scrive una lettera al fratello e all’amico a cui affida il compito di giustificare il proprio rifiuto con motivi di salute e di responsabilità verso la famiglia. In realtà il vero intento è di denunciare la sua delusione verso la corte estense, che lo ha privato della libertà.

Ariosto è attore, regista, si ispira a Plauto e Terenzio, “padre della commedia moderna”. Trovano spazio quei temi carnevaleschi (cibo, amore carnale). Ariosto è il primo a scrivere testi teatrali in volgare, linguaggio basso e parlato, con doppi sensi, proverbi, gusto per l’equivoco.
La logica dell’utile, Lena si lascia convincere dal marito Pacifico ad intrattenersi con Fazio con la speranza che questi pagasse i loro debiti. Stufa delle umiliazioni, Lena ordisce una crudele vendetta: avviare sulla strada della corruzione Licinia, giovane figlia di Fazio. Nella terza scena il servo Corbolo racconta il suo girovagare tra i banchi dei venditori del mercato nella piazza di Ferrara, offrendo il ritratto desolante della città

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