Ludovico Ariosto: la vita e le opere, la poetica e lo stile


Ludovico Ariosto nasce nel 1474 nel ducato estense di Reggio Emilia; il padre, il conte Nicolò, svolge incarichi amministrativi al servizio degli Este. Dal 1484 la famiglia si trasferisce a Ferrara e in questo fiorente centro rinascimentale Ludovico coltiva studi giuridici e umanistici; compone liriche in latino, i Carmina e inizia le Rime in volgare. In seguito alla morte del padre avvenuta nel 1500 e alle conseguenti difficoltà economiche in cui si trova la numerosa famiglia, Ariosto è costretto a cercare un impiego presso la corte estense: nel 1503 entra come “familiare” al servizio del cardinale Ippolito d’Este, fratello del duca Alfonso I e nel 1507 inizia il suo capolavoro, l’Orlando furioso, stampato nel 1516. Negli anni successivi il poeta allestisce per le feste di corte le commedie La Cassaria e I Suppositi e svolge incarichi diplomatici a Roma. Nel 1517 Ariosto si rifiuta di seguire in Ungheria il cardinale Ippolito d’Este; l’anno dopo passa al servizio del duca Alfonso con il difficile incarico di governatore della Garfagnana, regione turbolenta devastata dai briganti. Tale esperienza trova espressione nelle Satire. Nel 1520 il poeta scrive la commedia Il Negromante e l’anno dopo esce la seconda edizione dell’Orlando furioso. A partire dal 1526 Ariosto conduce una vita sedentaria: ritornato a Ferrara, sposa segretamente Alessandra Benucci. Nel 1532 esce la terza edizione del Furioso: si reca col duca a Mantova per offrire l’opera a Carlo V, che gli conferisce il titolo di poeta laureato. Muore nel 1533.
Ariosto nelle sue opere tratta numerosi temi armonizzandoli in una serena visione del mondo nella quale i contrari si compongono e si conciliano: dramma e commedia, eroismo e viltà, virtù umane e fortuna convivono con equilibrio, osservati dal poeta con sorriso misurato e spesso ironico. L’armonia dell’atteggiamento del poeta si riflette anche nello stile e nel linguaggio, instancabilmente sottoposti a un lavoro di cesello per essere adeguati alla levità delle vicende narrate e per creare effetti di idillio e di sogno.
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