Ominide 30 punti

Le satire

Le Satire sono un opera innovativa in forma epistolare in terzine dantesche di Ariosto, che seguì gli esempi di Orazio, Giovenale, Pesio e Lucilio. I Romantici le consideravano fonti biografiche, oggi invece sono considerate di natura artistica: autobiografia non reale, ma morale. C’è un duplice livello di lettura: in luce ed in ombra(che porta il lettore a contatto con l’anima riostesca), tu dialogante e l’irruzione in scena dei personaggi. Le tematiche: condizione dell’intellettuale cortigiano, desiderio di vita tranquilla dedicata allo studio e agli affetti, vanità dei sogni umani.

Satira I, Ariosto rifiuta di seguire Ippolito in Ungheria, così scrive una lettera al fratello e all’amico a cui affida il compito di giustificare il proprio rifiuto con motivi di salute e di responsabilità verso la famiglia. In realtà il vero intento è di denunciare la sua delusione verso la corte estense, che lo ha privato della libertà.

Le commedie

Ariosto è attore, regista, si ispira a Plauto e Terenzio, “padre della commedia moderna”. Trovano spazio quei temi carnevaleschi (cibo, amore carnale). A. è il primo a scrivere testi teatrali in volgare, linguaggio basso e parlato, con doppi sensi, proverbi, gusto per l’equivoco.

La logica dell’utile, Lena si lascia convincere dal marito Pacifico ad intrattenersi con Fazio con la speranza che questi pagasse i loro debiti. Stufa delle umiliazioni, Lena ordisce una crudele vendetta: avviare sulla strada della corruzione licinia, giovane figlia di fazio. Nella terza scena il servo Corbolo racconta il suo girovagare tra i banchi dei venditori del mercato nella piazza di Ferrara, offredno il ritratto desolante della città

Registrati via email