Poesia e metrica

Di cosa si parla?
Poesia, che cos'è ed i vari tipi (epica, satirica, didascalica e lirica), significato letterale e profondo, ritmo, sillabe e figure metriche, tipi di parole in classificate in base alla posizione dell'accento: tronche, piane, sdrucciole e disdrucciole. Sinalefe e dialefe.

Che cos'è e come nasce la poesia?
La poesia è un testo con una struttura specifica, cioè un testo in cui decide l'autore a decidere quando andare a capo, e non l'impaginatura come per i normali testi.
La poesia nasce come accompagnamento per la musica, poi si è persa quest'ultima ed è rimasto solo il testo, che continua a mantenere il ritmo e la musicalità.
La poesia ha lo scopo principalmente di colpire sia la razionalità che il cuore, esistono diversi tipi, i principali sono: epica, satirica, didascalica e lirica.
La poesia epica parla di storie frutto della fantasia, come possono essere gli eroi.
La poesia satirica ha lo scopo di prendere in giro un personaggio, evidenziandone i difetti in modo che le persone che leggono la poesia capiscano gli errori commessi dal protagonista in modo da non ripeterli, oppure per denunciare un atto di ingiustizia commesso dal protagonista nei confronti di qualcuno che non è in grado di difendersi.
La poesia didascalica vuole spiegare dei concetti a cui normalmente non si farebbe caso, oppure potrebbe voler parlare di cose che non tutti conoscono anche se li riguardano.
La poesia lirica ha invece lo scopo di esprimere i sentimenti dell'autore, cerca di emozionare il lettore grazie ad un buon utilizzo di parole e ritmo.

Per comprendere bene la poesia bisogna sapere che ogni parola ha un significante ed un significato.
Il significante è il suono, che varia da lingua a lingua (finestra, window, fenêtre, etc.); Il significato è invece l'immagine associata al suono, che sarà sempre la stessa.

Significato letterale e significato profondo
In poesia si trovano due tipi di significato: il significato letterale ed il significato profondo.
Il significato letterale (o denotativo) è il significato, appunto, letterale di una parola, per esempio buoi = assenza di luce.
Il significato profondo è invece il significato che l'autore della poesia associa ad un termine, es. buio associato alla morte.

Curiosità:
La maggior parte delle poesia parlano di cose tristi, perché quando una persona è felice non si chiede "Come mai sono felice?", questo accade invece quando una persona è triste, che si chiede "Come mai sono triste?" e quindi utilizza la poesia come strumento di sfogo. Un'altra spiegazione è quella della tradizione, gli autori più recenti potrebbero aver deciso di scrivere poesie tristi perché tutte le precedenti hanno come argomento qualcosa di triste, una specie di modo per seguire i propri maestri


Il ritmo e la metrica
Nelle poesie si trovano due tipi di ritmo:
Ritmo lento e ritmo veloce.
Il ritmo lento generalmente è presente nei versi lunghi, il ritmo veloce invece è generalmente presente nei versi brevi o con molta punteggiatura.

Un verso di solito esprime una frase di senso compiuto. L'autore può però usare alcuni strumenti, per esempio l'enjamblement, che serve ad unire la fine di un verso con l'inizio del successivo, con lo scopo di evidenziare qualcosa oppure di evitare un ritmo sempre uguale.

Neologismi:
Parole inventante da un poeta che non esistono nel dizionario

Il numero di sillabe in un verso è molto importante, esistono vari metodi che puntano a modificare il numero di sillabe.

La sinalefe viene utilizzata per collegare la fine di una parola con l'inizio della successiva, si usa quando le due parole hanno una pronuncia fusa.

Es.
Va/do a/ ca/sa/

Nell'esempio qui sopra vado e a vengono uniti, perché leggendo la frase si ha una pronuncia unita, in questo caso abbiamo applicato la sinalefe.

Oltre alla sinalefe abbiamo anche la dialefe, è l'inverso della sinalefe, infatti divide due parole (quando la prima è accentata).

Es.
Andò a casa

Mentre sinalefe e dialefe agiscono in una frase, esistono altre figure metriche che agiscono all'interno di una parola, queste sono la sineresi e la dieresi, che funzionano esattamente come sinalefe e dialefe.

Solitamente la dieresi viene indicata con due puntini sopra la vocale.


Un verso prende il nome dal numero di sillabe, ma al contrario di ciò che molti pensano, non è il numero esatto di sillabe a definire il nome (Es. 10 sillabe = decasillabo), è invece il numero della sillaba sulla quale cade l'ultimo accento tonico.
Si distinguono inoltre vari tipi di parole:
Tronche: l'accento cade sull'ultima sillaba (Gio/che/)
Piane: l'accento cade sulla penultima sillaba (Man/gia/re)
Sdrucciole: l'accento cade sulla terzultima sillaba (Scri/ve/re)
Disdrucciole: l'accento cade sulla quartultima sillaba (Re/ci/ta/no)

Per capire se un verso è settenario, decasillabo, endecasillabo, etc. bisogna trovare l'ultimo accento (tonico o non), una volta trovato il numero della sillaba nella quale si trova l'ultimo accento del verso, basta aggiungere 1 e si troverà il nome del verso.
Se per esempio l'ultimo accento è sulla sillaba numero 9, 9 + 1 = 10, quindi il verso sarà decasillabo, anche se in realtà il verso ha 11 sillabe.

Es.
Co/si/ Per/cos/sa at/to/ni/ta

Nell'esempio qui sopra l'ultimo accento cade sulla sillaba numero 6, quindi il verso sarà settenario, anche se in realtà ha 8 sillabe.

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