ary193 di ary193
Ominide 50 punti

Narratologia

Il narratore
Ci sono due tipi di narrazione: quella in prima e quella in terza persona
Nella narrazione in terza persona, sono usati verbi alla terza persona, quindi ci si trova davanti ad un narratore esterno alla vicenda. Nel linguaggio tecnico si preferisce usare la denominazione di narratore eterodiegetico. Questo narratore è dunque l’onnisciente, conosce tutto di tutti, conoscendo il passato il presente ed il futuro dei personaggi.
In altri casi la narrazione è condotta in prima persona. Questa denominazione deriva dal fatto che sono utilizzati verbi alla prima persona e quindi è presente un’io narrato ed un’io narrante. In linguaggio comune si dice che ci troviamo di fronte a un narratore interno, mentre in linguaggio tecnico di ricorre alla denominazione di narratore omodiegetico.
Quando il narratore è anche un personaggio della storia, non è detto che sia necessariamente il protagonista: può essere un personaggio secondario, che è stato testimone delle vicende del protagonista.
Può capitare che una narrazione ne contenga un’altra: il più delle volte è uno dei personaggi della prima narrazione che diventa a sua volta narratore della seconda. Possiamo dunque definire di primo grado sia la narrazione da cui si parte, sia il suo narratore; mentre di secondo grado la narrazione inserita nella prima e il suo narratore. La narrazione di primo grado ha la funzione di introdurre e di inquadrare la seconda: per questo motivo si parla di cornice narrativa.
L’autore di un testo è reale, cioè è uno scrittore in carne e ossa; mentre il narratore è un elemento fittizio che prende vita solo nel momento in cui la storia si avvia.

Le “porzioni” del testo narrativo
Un testo, per essere tale, non deve necessariamente avere uno sviluppo ampio e disteso. Può trattarsi di un romanzo di grandi dimensioni o addirittura un semplice aneddoto esposto in poche righe.
Le sequenze sono le unità narrative minime. Esistono sequenze di tipo diverso:
• Narrative
• Descrittive
• Riflessive
• Dialoghi
Il passaggio da una sequenza all’altra può coincidere con l’entrata in scena di un nuovo personaggio, con un mutamento di luogo, con un salto nel tempo, oppure con un cambiamento di atmosfera o di stato d’animo.

Spazio
I luoghi in cui si svolge la storia possono essere classificati in base a diversi crateri:
• Reali o fittizi;
• Naturali o artificiali;

• Aperti o chiusi
Le caratteristiche di una storia influiscono spesso su quelle dello spazio in cui è ambientata. I racconti che si basano sull’avventura e sull’azione si svolgono prevalentemente in ambienti aperti; mentre testi narrativi che sviluppano maggiormente l’introspezione e l’analisi degli stati d’animo dei personaggi privilegiano ambienti chiusi. La contrapposizione alto/basso compare frequentemente quando lo spazio assume un valore simbolico: i luoghi elevati esprimono purezza, nobiltà interiore; quelli sotterranei morte, prigionia.

Il tempo
La storia si può svolgere in un tempo passato, nella contemporaneità o nel futuro.
Esiste un rapporto fra la quantità di tempo occorso agli eventi per verificarsi (tempo della storia) e la quantità di tempo che il narratore si riserva per raccontarli (tempo del racconto); in altre parole, si può raccontare lo stesso evento in una minore o maggiore quantità di tempo, secondo un minore o maggiore velocità narrativa. Ad esempio il Sommario può contenere eventi svolti in dieci,cento anni che vengono poi riassunti in una quantità di tempo di gran lunga inferiore.

Ordine della “fabula” e ordine dell’intreccio
-Ordine della fabula: si usa quando i fatti sono raccontati in ordine cronologico. Ma anche quando si vuole mettere in evidenza la parte conclusiva della vita del personaggio
-Ordine dell’intreccio: si usa quando i fatti sono raccontati con analessi e prolessi. Quindi si usa quando si vuole mettere in evidenzia l’infanzia come periodo di purezza.

Registrati via email