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Poesia - Metrica

Appunto di italiano che fornisce una descrizione ed una breve spiegazione della metrica della poesia.

E io lo dico a Skuola.net
Metrica e Verso
Le parole che costituiscono un verso vengono raggruppate in relazione alla quantità delle sillabe nella poesia quantitativa, in relazione al numero o all'accento delle sillabe nella poesia accentuativa. Nella poesia italiana la struttura metrica del verso è determinata dal numero delle sillabe ritmiche; il disegno ritmico si fonda, invece, sulla sequenza delle arsi e delle tesi e sui fattori prosodici, sintattici e semantici, considerati nel loro complesso. Non sempre versi metricamente uguali sono tali anche sul piano del ritmo.
* Verso accoppiato o doppio: verso costituito dall'unione di due versi metricamente uguali, che tuttavia non si fondono;
* versi ascendenti e discendenti: secondo che inizi con una sillaba atona o con una sillaba accentata.
* Verso breve (o semplice o rotto): verso formato da un numero limitato di sillabe, il cui accento ritmico principale coincide con l'ultima sillaba tonica (appartengono a questa categoria il ternario, il quaternario, il quinario, il senario, il settenario).
* Verso lungo (o composto o intero): verso formato da due versi brevi uguali o differenti che conservino inalterato il periodo ritmico realizzando la fusione nel loro punto d'incontro (ottonario, novenario, decasillabo, endecasillabo).
* Verso parisillabo, imparisillabo: in relazione al numero di sillabe, pari o dispari, che lo compongono.
* Verso piano, tronco, sdrucciolo: secondo che l'ultima parola sia piana, tronca o sdrucciola.
* Versu rimati: versi collegati dalla rima. Versi sciolti: versi non collegati dalla rima.
* Verso libero: verso che non si attiene a schemi metrici e ritmici tradizionali e non è caratterizzato, quindi, da un numero fisso di sillabe, né da una preordinata collocazione degli accenti. In Francia, nel Settecento, la definizione vers libre era riferita al verso sciolto. Sebbene nei secoli precedenti si fossero verificati tentativi di svincolare la poesia da schemi metrici fissi, decisiva fu sul piano teorico, nell'Ottocento, la rivendicazione romantica dell'assoluta libertà dell'artista. Il verso libero fu teorizzato compiutamente nel significato attuale dai poeti simbolisti, che ebbero dei precursori in P. Verlaine, A. Rimbaud, S. Mallarmé, e fu utilizzato per la prima volta in maniera programmatica da G. Kahn (Les palais nomades, 1887). In Italia grande importanza ebbe il ricorso al verso libero da parte di G. D'Annunzio (si ricorderanno, in particolare le odi di Alcyone). Nella lirica novecentesca il verso libero divenne prevalente.
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