Daniele di Daniele
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Il linguaggio

1. L'origine del linguaggio
2. La formazione del concetto
3. Il valore del linguaggio nello sviluppo conoscitivo
4. Lo sviluppo del linguaggio nel bambino
5. Lo sviluppo fonetico, morfologico e semantico
6. Il linguaggio egocentrico infantile

L'origine del linguaggio

* Linguaggio: capacità di parlare (umana non appartenente agli animali)
* Lingua: strumento espressivo (per esprimere il pensiero)

Si possono individuare 3 gruppi di teorie sull'origine del linguaggio Il primo gruppo (origine funzionale) fa derivare le prime parole da certi suoni spontanei usati per esprimere sentimenti, per rappresentare fenomeni o richiamare l'attenzione. Si divide in:
* Stati d'animo (sensazioni): La teoria dell'interiezione sostiene l'origine puramente emotiva dei suoni. Le prime parole deriverebbero dai gridi che, negli animali e negli uomini primitivi, accompagnano l'azione: di collera, di paura, di minaccia, di rabbia, di dolore, di gioia.

* Descrizione di luoghi: la teoria dell'onomatopea (il nome e il luogo). I vocaboli che designano un certo fenomeno ne riproducono cioè verbalmente le caratteristiche.
* Comunicare: la teoria dei gesti vocali sostiene che il linguaggio derivi dalla necessità di assolvere una funzione di richiamo.

Un secondo gruppo di teoria (origine morfologica) si basa sulla struttura morfologica del linguaggio. E si distingue in:

* La teoria della conformità naturale delle parole afferma che esiste una corrispondenza innata tra la struttura verbale delle parole e la forma dell'oggetto da esse raffigurato.
Questa teoria si basa su di un esperimento. Presentando ad un gruppo di persone due figure geometriche:
E domandando loro quale di esse è "Maluma" e quale di esse è "Takete" (che sono parole prive di senso), si è potuto costatare che quasi tutti associavano il primo termine con la figura 1 e il secondo termine con la figura 2.
* La teoria del carattere convenzionale delle parole si oppone alla precedente. Due studiosi ripresero l'esperimento, sottoponendo però 5 coppie a dei bambini, e hanno costatato che le associazioni non sono ugualmente naturali per i fanciulli che giungono a dare le stesse risposte degli adulti gradualmente, attraverso un processo di sviluppo che inizia verso i 4 o 5 anni e termina sui tredici: si è potuto così stabilire che l'associazione tra parole e cose è sorta per lo più secondo convinzioni di carattere arbitrario accetta usata da tutti.

Questi due gruppi di teorie riguardarono essenzialmente l'origine delle parole. La teoria più generalmente ammessa (Teoria sull'origine strutturale) ritiene invece che il linguaggio in principio era composto da fonemi isolati. Poi, dato il numero troppo limitato di essi, si è passati a raggrupparli nei vari vocaboli. Infine si è giunti alle combinazioni sintattiche di questi, cioè alle frasi.
Infatti il bambino prima balbetta delle semplici sillabe, poi pronuncia delle parole isolate e solo in seguito si esprime attraverso frasi complete.

* Fonema: (Latino phonema, suono) è un suono, che unito a più fonemi forma una parola: MAN-GIA-RE.
* Parola: è un insieme organico di suoni che hanno un significato.
* Frase: è la combinazione di parole che hanno un significato completo.

La formazione del concetto

Nella nostra vita quotidiana noi percepiamo una gran quantità di oggetti e di fenomeni, i quali non si ammucchiano disordinatamente nella nostra memoria, ma vengono continuamente catalogate e classificate. In questo processo consiste la formazione del concetto.
Ad esempio il concetto di albero è costituito da tutte quelle proprietà che lo distinguono dagli altri tipi di piante: il fusto lungo e legnoso, le radici poste sotto il terreno, e al cima coronata di rami, fronde e foglie. Una volta astratta queste proprietà comuni a tutti gli alberi percepiti, ogni nuovo albero verrà immediatamente riconosciuto come tale.
Il concetto è quindi un simbolo che si riferisce sia al singolo individuo come a tutti gli altri esseri della sua stessa specie; che costituisce il fondamento di tutte le nostre conoscenze su di una determinata classe di esseri o di oggetti e che ci permette di identificare ogni nuova situazione inserendola in un determinato schema classificatore.
I due processi su cui si basa la possibilità del ragionamento concettuale sono l'astrazione e la generalizzazione. Il concetto astratto perché considera solo alcuni dei caratteri degli oggetti e delle situazioni percepite, trascurando quelli che sono contingenti e quindi irrilevanti; è generale perché riunisce, in base a una caratteristica comune, i vari elementi che costituiscono una classe.
Il valore del linguaggio nello sviluppo conoscitivo
La problematica riguardante i rapporti tra linguaggio e conoscenza è molto complessa. Si pone infatti se è la capacità linguistica che contribuisce alla formazione del pensiero logico o se, al contrario, è lo sviluppo raggiunto del pensiero che permette l'evolversi della capacità linguistica.
A questo problema non è stata data ancora una risposta risolutiva. Si è però arrivati a dimostrare sia che certe forme di istruzione linguistica contribuiscono a migliorare il rendimento del soggetto in determinate prove, sia che anche soggetti privi della capacità linguistica, come i sordi, possono realizzare forme di comportamento che richiedono l'intervento del pensiero logico.
Psicologia dell'età evolutiva
Lo sviluppo del linguaggio nel bambino

L'importanza del linguaggio è senz'altro determinante in quanto esso costituisce il mezzo mediante il quale l'individuo apprende la maggior parte della sua conoscenza nella scuola, nella famiglia. Esso è inoltre una componente necessaria per la formazione dei concetti e pero lo svolgersi dei più importanti processi mentali, come il pensiero e il ragionamento.
Si possono distinguere nello sviluppo del bambino 3 tappe:
Lo sviluppo fonetico
La prima produzione sonora del bambino è costituita dal pianto, attraverso di esso il bambino evidenzia i momenti di disagio del suo organismo. In seguito egli inizia l'attività motoria, mettendo in funzione il suo sistema muscolare, sia pur in modo disorganizzato e impreciso: sgambetta, agita le mani e contemporaneamente emette i primi balbettii, che però non costituiscono ancora forme di linguaggio espressivo, ma sono dovuti a movimenti dei muscoli che formano l'apparato fonatorio.
Durante i primi mesi si vita il bambino emette tutti i suoni possibili e li ripete più volte, variando l'intensità della voce, la tonalità e le combinazioni in cui i vari suoni possono essere articolati tra loro. I suoni vengono spontaneamente raddoppiati, per cui lo stesso suono viene ripetuto più volte (pa-pa, ma-ma).
Con l'esercizio i suoni divengono sempre più chiari e rassomiglianti a quelli degli adulti, ma nonostante tutte, sono ancora forme di linguaggio involontarie.
Infatti il bambino dopo aver emesso casualmente un suono, lo ripete per il solo piacere che ne ricava, associandolo però con alcuni atteggiamenti della madre.
Lo sviluppo morfologico
Verso la fine del primo anno di vita. Il bambino pronuncia la sua prima parola, spesso costituita da un termine semplice, formata da una sillaba ripetuta due volte (mamma, papà). Il suo però è ancora un linguaggio elementare, perché si ferma sul significato concreto delle parole più importanti e non sulla struttura differenziate dei singoli elementi che compongono la frase.
Il bambino quando inizia a parlare si serve della parola-frase, per cui un solo termine esprime un complesso stato d'animo. "Papà" può significare a seconda dei casi "ecco papà" o "questo è di papà" (termine equivoco).
Questa parola non può essere classificata secondo le nostre regole grammaticali (sostantivo, verbo, aggettivo, ecc.) in quanto essa rappresenta una frase completa. Con questa parola il bambino non esercita più le sue capacità vocali per il solo piacere che può trarne, ma se ne serve per comunicare le sue intenzioni e i suoi bisogni.
Verso i 18 mesi il bambino costruisce le prime frasi di tipo ancora rudimentale, formate dalla semplice sovrapposizione di parole-frasi, come: tavolo-testa-bua, il bambino vuole dire: "Ho battuto la testa contro il tavolo e mi sono fatto male". A questo punto il bambino imparerà a usare le categorie grammaticali. All'inizio regolarizzerà anche i casi che fanno eccezione, per cui se da "muovo" deriva "muovere" anche da "bevo" deriva "bevere". Poi, andando aventi con lo sviluppo, il bambino correggerà queste sue interpretazioni personali per adeguarsi alle regole seguite dagli adulti (ipercorrettivismo infantile). Dopo i due anni, introdurrà nel suo linguaggio tutte le altre forme grammaticali per arricchirlo e completarlo, e contemporaneamente si avrà un rapido aumento del numero di parole che costituiscono il suo vocabolario.
Lo sviluppo semantico
Lo semantica studia il rapporto fra la parola e l'oggetto che essa rappresenta e il suo significato nell'ambito della struttura sintattica. Lo sviluppo semantico è reso possibile dalla conquista dei legami logici fra le cose che circondano il bambino. Esso inizia verso i 3 anni e si completa gradatamente grazie alla progressiva conquista del pensiero logico e alla formazione di concetti. Gradatamente il bambino si rende conto del diverso significato che acquista la medesima parola se viene inserita in due frasi diverse e impara ad esprimersi scegliendo le frasi che presentano un significato compiuto e più vicino al suo pensiero. L'utilizzazione dei concetti è possibile intorno ai sei anni, quando il bambino si rende conto delle caratteristiche comuni di alcuni oggetti per cui li raggruppa insieme e li inserisce in una classe.
Il linguaggio egocentrico infantile

Importanti ricerche sul linguaggio sono state svolte da Piaget. Egli partì dal presupposto che fra linguaggio e pensiero sussiste un rapporto stretto. La prima fase del linguaggio e pensiero del bambino è costruita dall'egocentrismo, che consiste nel ritenere che il proprio punto di vista corrisponde a quello universale e valido per tutti.
Piaget ha documentato l'esistenza delle tendenze egocentriche nei fanciulli per mezzo di ricerche, fatte per circa un mese sull'attività di due bambini di circa sei anni. Tutte le espressioni pronunciate dai fanciulli durante la giornata venivano registrate. Riorganizzando tutto il materiale raccolto, Piaget divise le frasi pronunciate dai due bambini in due gruppi: Linguaggio egocentrico e linguaggio socializzato
Nel linguaggio socializzato il bambino tiene conto dell'interlocutore e cerca di farsi comprendere da lui, dimostrando così di aver capito che esistono, oltre il suo, altri punti di vista, che non bisogna trascurare se si vuol fare intendere.
Del linguaggio socializzato fanno parte:

1. L'informazione adatta. In questo caso il bambino riesce a comunicare e a scambiare con gli altri il suo pensiero.
2. La critica.Rientrano le osservazioni fatte al comportamento altrui, non tanto per comunicare il proprio pensiero, quanto per appagare la combattività.
3. Ordini, preghiere e minacce. Si ha un'azione diretta di un bambino su un altro.
4. Le domande e le risposte. Costituiscono le categorie più socializzate, poiché implicano un rapporto diretto con l'altro nella ricerca di informazioni o nel dare spiegazioni.

Il linguaggio egocentrico è costituito da:

1. La ripetizione. Che consiste nel riprodurre sillabe o parole, senza preoccuparsi della presenza di un'interlocutore.
2. Il monologo. Che consiste nel parlare ad altra voce solo per se stessi senza preoccuparsi se gli altri stanno o meno ascoltando.
3. Il monologo a due o collettivo. Che consiste nel parlare ad alta voce davanti agli altri per attirare l'attenzione, senza però preoccuparsi di essere compresi.

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