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La letteratura del naufragio

La letteratura del naufragio è dedicata alla presenza del sublime suscitato dai naufragi nella letteratura tra 700-800-900 nella narrativa letteraria.
La vita in mare diviene dunque metafora dell'esistenza come viaggio azzardato. Tuttavia, sublime non è il mare tempestoso o gli ostacoli da superare, ma kantianamente, l'egoismo dell'uomo solo che si accinge a fidare la natura prepotente e immensa.

Alcune delle figurazioni più potenti di queste sfide sono:
Il Moby Dick di Melville: che indaga il rapporto tra uomo e mare. Nel capitolo 119 abbiamo la massima rappresentazione dello scontro tra l'uomo e il mare e dunque, lo sviluppo sia del sublime letterario che di quello del lettore e dei personaggi. Vi sono molte descrizioni dei tifoni (il tifone è un'epifania, un'apparizione che sconvolge e spezza l'equilibrio).
Il capitano Abhab rappresenta il sublime descritto da Kant: si erge al centro della sua nave e interroga il mare su cosa voglia da lui (dimostrando forza, potenza e intelligenza); i marinai restano ipnotizzati dal personaggio davanti alle fiamme gialle e ben sviluppate degli alberi della nave. Abhab diviene dunque il modello di eroe romantico (come in "A Zacinto" di Foscolo), un eroe che soffre, sfida ma non chiude in positivo la sua esperienza, soccombe e scompare negli abissi marini come l'Ulisse di Dante (il quale viene punito perché andando oltre le colonne di Ercole ha peccato di tracotanza, sentendosi superiore agli dei.

Il Gordon Pym di Edgar Allan Poe: in cui abbiamo uno scenario notturno raccontato più con scese uditive che visive e gli uomini vengono sommersi completamente dalle acque, escono fuori solo per pochi secondi ma a causa del buio non vedono i colleghi, non si riconoscono (data la notte tempestosa) e sul far del giorno gli uomini cominciando a riconoscersi capiscono di essere circondati da orrore. Ed è in quel momento che capiscono che sta per arrivare un uragano, la situazione in cui si trovano è l'orrore legato al pathos sublime (nel pensiero di Burcke), l'atmosfera è misteriosa e l'elemento mitologico (gli uccelli che indicano l'arrivo di una tragedia) volano sui personaggi. Le sfumature cromatiche creano una situazione straniante che svia la capacità di orientarsi sia ai personaggi che al lettore. Infine, troviamo un elemento inquietante, una figura umana che si scorge, bianca, impalpabile, un'epifania di cui non viene data spiegazione. Mentre Abhab muore, Pym si salva, realizzando a pieno il sentimento del sublime di Boileu.


The Manoscript found in a Bottle di Edgar Allan Poe: in quest'opera, il topos letterario è l'importanza della testimonianza, del messaggio in fondo alla bottiglia. Troviamo un'altra descrizione del Tifone che ha un nuovo elemento che lo rende impenetrabile: assume un'idea di forza, e viene visto come una scogliera.

Ricorrono lemmi caratterizzanti dell'orrore: "terror", "terrific heigh", "orribile gulf".
Il narratore sa che resta poco da vivere e ha un attimo per invocare Dio e per lanciare in mare il messaggio che testimonia la sua esperienza.
(Citare l'illustrazione di pagina 93).

A Descent into the Mealstrom di Edgar Allan Poe: l'opera rappresenta in modo completo e dettagliato la doppia area semantica che si apre al sublime. Il protagonista descrive il Tifone, un vortice immenso, la nave si trascina giù. Sentimenti caratteristici di questo momento sono: l'orrore che crea confusione nel personaggio e nello spettatore e l'ammirazione che crea il sentimento del sublime.

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