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Il cittadino e la vita di città

Basato sul saggio di J. Rossiaud, a cura di J. Le Goff

Le opinioni degli studiosi dell'epoca circa il sistema delle città nel Basso Medioevo sono contrastanti: alcuni ne criticano l'eccessiva promiscuità (“attori, buffoni, giovanotti effeminati, adulatori, mori, ballerine, maghi, mercanti: vi è ogni specie di persone, proveniente da qualsiasi paese possibile, di tutte le razze, coi propri vizi e usi...”); altri, invece, le definiscono addirittura “benedette, sedi delle buone maniere e delle delizie culinarie”.
Al di là di tali giudizi, vi è la certezza che a partire dall' XI sec. si verificò un ampio fenomeno di inurbamento selvaggio, protrattosi fino al 1250, il cui apice fu rappresentato da Parigi, con oltre 100.000 abitanti. In Italia le principali metropoli raggiunsero le 50.000 unità, mentre in Europa il numero delle anime variava dalle 1000 alle 10.000.

All'epoca la città esercitava molta influenza come centro di sviluppo di una società complessa, adattatasi al sistema signorile ed alla sua ideologia, ma in grado di elaborare i propri usi e costumi.
In essa molteplici erano le categorie economiche e sociali riscontrabili, tuttavia la convivenza tra gli esponenti di classi diverse era obbligatoria e costringeva ad un adattamento al mondo circostante.
Il centro urbano era una meta molto ambita dai contadini, i quali vi vedevano la prospettiva illusoria di un futuro nel quale essere padroni di se stessi, come testimoniato dal detto comune “l'aria di città rende liberi”. Nonostante questa convinzione fosse solo in parte vera, esisteva effettivamente una serie di diritti, spesso ottenuti dai poveri delle campagne con estrema fatica, tra i quali vi erano le libertà fondamentali per intraprendere una carriera lavorativa. La città era, infatti, il luogo ideale per acquisire sin dall'adolescenza le nozioni necessarie a ricoprire un ruolo sociale accreditato.
I tradizionali poteri signorili lasciavano ora il posto ad una tendenziale uguaglianza sociale, garantita anche dai nuovi tribunali ed appoggiata da una solidarietà collettiva che assicurava maggior tutela ed un miglioramento delle condizioni di vita minate da problematiche quali la fame e la miseria.
L'elemento distintivo della città è rappresentato dalle mura, assenti unicamente in Inghilterra e simbolo dell'unità realizzata; esse segnavano il limite fra il centro abitato e la campagna, sempre meno popolata. Un'altra caratteristica tipica è l'alta densità di popolazione in un territorio limitato, in cui le case tendevano a moltiplicarsi, anche se persisteva la necessità di condividere la propria abitazione con altre persone di ancor più basso reddito. Fra queste un ingente numero, equivalente al 50 % dei cittadini, proveniva dalle aree rurali circostanti ed era impiegato nei laboratori artigianali, nei quali però era vittima di pregiudizi; per questo motivo essi fingevano di avere capostipiti di rango elevato nella gerarchia sociale, in quanto il lignaggio era di principale importanza.
Il ceto prevalente era il proletariato, seguito dai patrizi e dai rari imprenditori: questa suddivisione dipendeva dalla ricchezza posseduta di singoli, in una società in cui la mentalità mercantile prese il sopravvento. Il denaro regolava ogni aspetto della vita sociale, dall'amministrazione del patrimonio familiare alla compra- vendita nel mercato. La comune povertà lancinante contrastava con la ricchezza vistosa dei benestanti, nonostante fosse ammissibile mutare la propria condizione sociale: una rapida crescita economica, infatti, si poteva accompagnare ad un fulmineo crollo finanziario.
La specializzazione del lavoro e la rivalutazione della funzione del denaro portarono successivamente, tra il 1250 e il 1330, ad un aumento del numero degli esponenti dell'oligarchia.
Le famiglie governanti, inoltre, erano in continuo conflitto tra loro, per rivendicare la propria autorità e di conseguenza il proprio onore, e con i ceti più umili, per affermare il predominio e la superiorità a livello politico e lavorativo.

Tra vicini ed amici
Il rapporto di vicinato esistente all'interno di un gruppo cittadino si raffigurava nella maggior parte dei casi come un legame di amicizia e di tolleranza reciproca; queste affinità erano favorite dalla divisione dell'ambiente cittadino in quartieri abitati da lavoratori accomunati da caratteristiche socio-economiche simili, mentre gli immigranti erano raggruppati intorno a parrocchie a loro impiego esclusivo.

Queste piccole isole urbane si svilupparono come centri politici, religiosi e rituali indipendenti per favorire la difesa e la pubblica sicurezza, nei quali i nuovi arrivati erano ben accolti.
Ogni individuo aveva propri punti di riferimento, corrispondenti ad altrettanti luoghi di socievolezza informale: gli uomini si riunivano nelle taverne, le donne presso i pozzi ed il forno pubblico, i bambini nei dintorni del cimitero. Tuttavia la maggior parte della giornata si trascorreva per strada, in particolar modo davanti a casa, così da incoraggiare ulteriormente i rapporti tra i concittadini. I vicini, infatti, erano sempre pronti ad aiutarsi a vicenda, a legittimare un' unione tra individui di uno stesso groppo sociale (endogamia), ad intervenire in caso di soprusi, a prendere in consegna il corpo dei defunti. Questi legami eccezionalmente densi erano regolarmente rafforzati da feste, prima di tutto familiari, in occasione delle quali venivano allestiti banchetti fuori dall'ordinario, ai quali erano invitati sia il ricco che il povero. Ciononostante, il buon vicinato non era un fenomeno naturale e molto frequentemente non veniva rispettata la privacy di ogni individuo.
Ogni quartiere aveva molto spesso una confraternita per il mutuo soccorso e propri capi, patrizi o micronotabili, detentori di un potere di coercizione notevole e temuti mediatori nei consigli cittadini. Ma il quartiere non è tutto: gli obblighi di lavoro costringono i più a circolare continuamente in città; i bisognosi si trovavano condannati a vagare da un impiego occasionale all'altro. L'instabilità era, dunque, la sorte comune di una folla di cittadini modesti o miserabili.
Nel 1300 fiorì poi una serie di piccoli gruppi di consenso, le confraternite, ed ogni capofamiglia apperteneva almeno a due o tre di questi raggruppamenti. In esse si riunivano uomini di diversa origine etnica, provenienti quasi tutti da vari quartieri, e ciò offrì dunque ai suoi membri un ambiente sociale più ampio.

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